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Andrea Vito, classe 1993, giovane studente del corso di laurea magistrale in Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Palermo, presenta il suo ultimo libro “Racconti”
Andrea Vito, classe 1993, giovane studente del corso di laurea magistrale in Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Palermo, presenta il suo ultimo libro “Racconti”

Andrea Vito, l’intervista

“La scrittura è un istinto e un desiderio di parte della mia anima che a volte non vuole annoiarsi e non riesce a trovare uno sfogo emotivo-creativo nel cinema o nella lettura, nei fumetti, nella musica oppure nelle conoscenze di amici e persone nuove”. Descrive così il suo amore per la scrittura Andrea Vito, classe 1993, giovane studente del corso di laurea magistrale in Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Palermo, che ha appena pubblicato il suo ultimo libro “Racconti”.

Diciannove racconti, ciascuno diverso dall’altro, personaggi differenti che raccontano un angolo di mondo, ognuno immerso nella propria storia tanto che nessuno sembra più prestare attenzione alle stelle che risplendono nel cielo scuro della notte, offuscate dalla luce delle moderne insegne pubblicitarie. Quelle stelle in cui gli antichi cercavano di leggere le imprese memorabili di eroi valorosi o il futuro e che, con la fantasia, l’uomo di ogni tempo ha cercato di interpretare alla ricerca del senso di ogni cosa che accade su questa Terra. “In generale è l’amore per conoscere nuove storie che mi spinge a immaginare e costruire nello stesso modo in cui modello forme di senso su persone che mi colpiscono nel quotidiano o personaggi inventati da autori o attori che stimo”.

Una volta conclusa la sua formazione, Andrea Vito vorrebbe insegnare filosofia all’Università o diventare un critico cinematografico: “Ho l’obiettivo di pubblicare anche altre raccolte di scritti che ho composto in passato, per completare un percorso, aspettando nuove ispirazioni. Sono contento di condividere ciò che scrivo con gli altri perché lascio tracce di me e delle cose che mi hanno arricchito”.

Ci racconti i tuoi inizi di scrittore?
Il primissimo testo l’ho scritto a 16 anni, andavo ancora al Liceo, mancavano 2 anni alla fine del percorso ed è stato motivazione di significato per l’affetto che ho provato per questa mia compagna che mi ha portato a fare questa cosa come esigenza spirituale. Finito l’anno scolastico ho completato anche il testo. Mesi dopo ho scritto cose diverse, un racconto sui compagni di classe, una cosa fantastica e immaginifica e poi una mia interpretazione della storia di Dracula. Questi racconti sono venuti dopo, li ho scritti per intuizioni che ho avuto tramite film che ho visto, pensieri, persone conosciute certamente, idee filosofiche e poi è stata occasione di metterli insieme in una raccolta. Sono diciannove racconti tutti diversi tra loro, personaggi molto simili, nel senso che spesso sono giovani, ma diversi perché ognuno ha un’anima profondamente diversa.

Qual è la tua fonte di ispirazione?
Posso dire sono spesso, anche, le luci che vedo la sera quando mi affaccio dai balconi e ascolto un po’ di musica e cerco quel senso di serenità, di pace che spesso la frenesia della società quotidiana ci impedisce di percepire a pieno. Nelle luci ho riscontrato non tanto delle intuizioni per i racconti ma idee per trovare una strada per ricercare sempre una serenità interiore.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi racconti?
In alcuni molto più che in altri. Alcuni li ho costruiti plasmando proprio un’idea di fantasia di fondo, è il caso di un racconto in cui il protagonista è una sirena, in un altro ho creato un mostro particolare, al di sopra di qualsiasi tipo di pretesa civiltà sociale, per dirla in termini freudiani. È proprio l’idea d’incesto che fa nascere questo mostro. Altri invece sono molto autobiografici nel senso che io ho creato delle rappresentazioni di senso per dar voce a esperienze realmente vissute, ovviamente mascherandole un po’ ma sono per chi mi conosce quelle lì. C’è anche molta fantasia che ha fatto da contorno all’intuizione.

Hai un racconto che ti ha emozionato di più?

Mi ha emozionato molto “il cacciatore di mostri”, parla di un mostro che ho creato. Certamente mi è stata di ispirazione l’opera di Tim Burton Francky e Winnie e Spider-Man 3 di Sam Raimi, con la nascita di Venom che è un momento molto catartico, l’ho vidi a 13 anni per la prima volta al cinema e negli anni mi ha dato sempre un senso di ricchezza interiore e di ricerca di un tratto di umanità profondo anche nella cattiveria di tutte le cose, perché il personaggio di Venom è proprio quello, cioè la parte malvagia di ognuno di noi che prende vita.

Come si sente quando scrive?
Male, non è un piacere per me lo scrivere, avendo mano libera non è un bene, mettendo da parte le poesie perché è una positività, una liberazione che subito è già positiva, è un po’ per i pensieri che ognuno prende all’improvviso con sé e butta giù. Per i racconti più estesi è un malessere. Perché ci si ritrova nudo con un’anima che spesso deve essere messa da parte per ragioni di circostanza. Certamente non è un qualcosa che aiuta lo spirito se non nel momento in cui finisce tutta la questione, perché si è fatta esperienza, ma mentre io compongo non trovo questa positività, anzi è un malessere proprio del corpo, lo spirito si fa alla fine la sua catarsi e quindi viene rafforzato sempre. Il corpo subisce esperienze, non dico di tortura, ma di sofferenza apparente o comunque non magari profonda ma sofferenza superficiale, certamente molto evidente.

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Andrea Vito, classe 1993, giovane studente del corso di laurea magistrale in Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Palermo, pubblica il suo ultimo libro “Racconti”.

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Riguardo Emanuela Chinnici

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