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Fonte: http://www.losguardodiarlecchino.it/la-rieducazione-sentimentale-di-scimone-e-sframeli/
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“Amore”, la commedia targata Sicilia al teatro S. Giorgio di Udine

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Fonte: http://www.teatroecritica.net/2016/10/scimonesframeli-damore-e-daltre-morti/
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Fonte: http://www.arenadelsole.it/it-IT/Stagioni/Stagione-2015-2016-/AMORE.aspx

Il duo messinese Scimone Sframeli, risale lo stivale italiano con una tournèe dedicata all’allestimento della commedia “Amore” che ha debuttato lo scorso 11 marzo presso il Teatro S. Giorgio di Udine. Il sipario si apre sul dialogo di una attempata coppia, seduta sopra alla tomba di un cimitero idealizzato. La discussione è una rievocazione condotta dalla donna che cerca di invogliare il marito al ricordo della loro sessualità da giovani, al fine di poter recuperare il tempo perduto in vecchiaia. Sembra però impossibile che il vecchietto si possa ricordare cosa sia l’amore fisico, offuscato dalla paura di amare e da quella che un suo solo bacio generi una catastrofe come l’allagamento della casa.

Il timore dell’amore è personificato da due vigili del fuoco, la cui funzione simbolica è quella di “spegnere le fiamme, anche quelle che non si vedono”. Sono proprio i due pompieri a funestare da sempre ogni tentativo di intimità della coppia, sobbalzando proprio nel momento in cui i due si apprestano a ritrovare la complicità coniugale. Gli stessi pompieri sono “carnefici” perché esercitano controllo sociale interrompendo l’amore dei vecchietti e “vittime” perché a loro volta non possono coltivare la loro omosessualità. E’ nitida l’immagine di un potere repressivo esercitato nei confronti dei propri simili, come cieca obbedienza ai comandi prestabiliti dal ruolo o dalla gerarchia. La coppia omosessuale ha pari merito il suo smemorato nei panni del comandante, che al racconto del suo aiutante delle loro tresche furtive dietro l’autobotte del comando, sembra aver perso ogni bagliore di lucida memoria.

Immutata la scenografia iniziale per tutto il corso del lavoro teatrale, la presenza contemporanea delle due coppie sul palco innesca un gioco di paragoni tra l’una e l’altra. Lo spazio scenico si moltiplica; le coppie, pur affiancandosi sul palco, non si parlano direttamente ma commentano vicendevolmente i loro interventi, come se si trovassero in due stanze contigue separate da una parete divisoria dalla quale è possibile udire. A questo punto il potere di immaginazione del pubblico deve elevarsi per completare ciò che non è presente sul palco ed essere coinvolto nella scoperta che le tombe sono dei letti con una loro funzione metaforica. La scena si chiude senza i clamori della morte che avviene silenziosa e naturale come un sonno profondo e atteso per potere coronare finalmente i propri sogni d’amore.

L’elemento della commedia è paradossale perché si condensa nei gesti, nella mimica, nel cadenzare, nella reiterazione di elementi più che nella trama. Le dimostrazioni d’amore più esemplari in tutta l’azione scenica altro non sono che metodi per cercare un luogo appartato dove cambiare il pannolone del vecchio, magari dietro una lapide. Spalmare una crema rinfrescante per le irritazioni diventa equivoco erotico, subito avvertito dalle occhiate e dalle espressioni facciali del comandante al pubblico alla frase “ora stai veramente esagerando!” L’amore prospettato è quello del declino della vita, perché in gioventù non è possibile amare. Il fiore della vita è divenuta l’età in cui le pulsioni vengono trattenute, nascoste dietro “l’autobotte”, dissimulate. Così occorre attendere lo scorrere degli anni, l’apparire delle rughe, la perdita della coscienza, dei ricordi, per ricercare l’intimità che probabilmente l’inevitabile decadimento fisico non consentirà.

Le coppie si fanno beffe della religione, della sacralità della tomba assunta come oggetto quotidiano e della senilità che un pretesto per ridere. I personaggi sono tipi umani appartenenti al mondo siciliano con riferimenti al modello del senex plautino, in un contesto di voluta fissità scenica, in cui il massimo dell’imprevisto culmina nell’assurdo carrello della spesa che dal nulla prorompe in scena come ripensamento comico dell’ordinaria routine di due anziani.

Un teatro, quello della Compagnia indipendente Scimone Sframeli, che sfidando la crisi del circuito teatrale si reinventa in funzione poetica essenzializzando gli elementi in scena e puntando tutto sull’elemento comunicativo essenziale della recitazione: attori e spettatori. Come ha affermato lo stesso Scimone durante l’incontro con il pubblico a seguito dello spettacolo: “Secondo me questa sera c’era una energia straordinaria […] questo spettacolo è stato come un ping pong di emozioni tra noi attori ed il pubblico in sala”. Durante lo svolgersi dell’azione la rievocazione non è mai l’integrità della una storia ma un susseguirsi di aneddoti comici.

Di rilievo è la presenza di scrittore e regista sul palco a rappresentare la loro stessa interpretazione dell’amore e rappresentando loro stessi in prima persona le intenzioni della commedia. Oltre a Scimone e Sframeli anche Gianluca Cesale e Giulia Weber, segnando l’ingresso per la prima volta di una attrice donna nei lavori teatrali del gruppo. Per quanto riguarda la genesi dell’opera, Scimone sostiene di “immaginare a quali corpi e a quali movimenti saranno destinate quelle parole” rivelando che la sua idea di teatro proviene da immagine del tempo indiretta come la definisce Gilles Deleuze, nel suo scritto “L’immagine-movimento“, cioè da una idea – ispirazione legata più al movimento che al tempo come contesto storico precisamente specificato.

La grande fortuna delle piecés della Compagnia Scimone Sframeli in Francia è comprensibile considerando come la scuola cinematografica francese sia legata al long take e al piano sequenza con il precipuo intento della corrente del realismo francese di rispettare il tempo effettivo necessario allo svolgimento delle azioni in un contesto reale. Così la ritmica narrativa di “Amore” è in prevalenza dialogica, priva dell’inviluppo di avvenimenti, di svolgimenti secondari,  del usseguirsi di frenetiche azioni tipico della commedia ma caratterizzata sul palco da una inquadratura lenta. Un paragone approntabile è quello tra la Commedia “Amore” ed il film drammatico francese “Amour

Immagine tratta dal link: https://www.google.it/search?q=duo+scimone+sframeli&client=firefox-b&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjV2I2L0ODSAhXI7BQKHRN
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scritto da Michael Haneke, Oscar al miglior film straniero alla 85ª edizione della cerimonia dei Premi Oscar 2013 e Palma d’oro alla 65ª edizione del Festival di Cannes. In entrambi i lavori, l’uno teatrale e l’altro cinematografico, il focus è sui gesti dell’ amore in età da pensionati, sentimento che comporta il prendersi cura dell’altro anche nella malattia e nelle difficoltà che l’anzianità comporta. Se in “Amour” l’impossibilità di amare ha un risvolto tragico culminante con l’uccisione della signora Anne da parte del marito Georges, in “Amore” l’ultima ricerca di intimità ricongiunge la coppia sotto il lenzuolo – sindone, risposta alla possibilità di un amore totalizzante solo nell’ultraterreno.

L’elemento della commedia è paradossale perché si condensa nei gesti, nella mimica, nel cadenzare, nella reiterazione di elementi. La scrittura di Scimone è evidentemente riferita, alla costruzione sintattica dialettale del siciliano in cui gli elementi determinati della frase vengono posti all’inizio ed il verbo alla fine.

A questa disposizione corrisponde una enfatizzazione ed accentuazione della parola semanticamente preponderante ed un decadimento del volume sonoro verso la fine della frase con la volontà di permeare di melos la recitazione attraverso il cadenzare dell’inflessione. La tendenza attoriale odierna per l’interpretazione di personaggi legati al mondo siciliano, è quella di applicare all’italiano il procedere melodico ed accentuativo del dialetto siciliano, rendendo inevitabilmente parodistico il fluire della recitazione. La psicologia della risata è il perno del lavoro che nel riproporre una parola, coinvolge la mente in un processo di completamento – rinforzo del contenuto già presentato. Gli smemorati della vicenda non sono solo il vecchio marito ed il comandante, ma tutti i presenti in sala, coinvolti nel processo di ricostruzione del significato di amore e loro stessi invogliati ad amare contro tutti gli stereotipi e le classificazioni.

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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