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rifugio antiaereo palermo

Alla scoperta del mondo sotterraneo di Palermo: il rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale (VIDEO)

Quando la gente uscì dai rifugi, in quella domenica di primavera del 9 maggio 1943, Palermo era un deserto di macerie. Fu quello il primo esperimento di bombardamento a tappeto in Europa: nei cieli di Palermo arrivarono in dodici ondate 413 aerei statunitensi e britannici che sganciarono 450 tonnellate di bombe, tra cui due ordigni inglesi modello blockbuster da quattromila libbre in grado di radere al suolo un intero quartiere. Nessuno dei suoi quartieri venne risparmiato, il tessuto monumentale fu ridotto in macerie che riprendevano a bruciare anche dopo spente, effetto di ordigni incendiari come le bombe al fosforo. Palermo viene ridotta in una città in macerie, senza vie di comunicazione. Una storia terribile di cui la città, a più di 70 anni di distanza, porta ancora visibili le cicatrici. Per vederle basta inoltrarsi nel centro storico, alla Vucciria, all’Albergheria e in altre zone in cui la distruzione delle bombe e la mancata ricostruzione raccontano ancora di un periodo dimenticato ma ancora presente e doloroso.

bombardamentiGli attacchi britannici miravano ad interrompere il flusso di rifornimenti alle forze dell’Asse in Africa, mentre i tedeschi organizzavano una rete di sorveglianza antiaerea coordinata dalla postazione sul Monte Pellegrino. Di solito i bombardieri provenivano da Malta, passavano sopra Isola delle Femmine, si dirigevano poi su Sferracavallo e Mondello, seguivano la rotta di attacco in direzione dell’Arenella e colpivano il porto. Nel 1943 ogni residua minima sicurezza s’era dissolta. Quell’anno la guerra stringeva la sua morsa: gli Alleati erano sbarcati in Africa e avevano deciso di terrorizzare le popolazioni nemiche per indurle a pressare sul governo e chiedere la resa. L’aviazione americana applica quindi la tecnica del “bombardamento a tappeto“, e in virtù della sua importanza strategica la Sicilia diventa la prima regione a sperimentarne gli effetti devastanti.

sotterranei2In quei terribili giorni molti palermitani, che avevano deciso di restare e di non sfollare nei paesi vicini, si nascosero nei rifugi antiaerei, un intricato labirinto che ancora oggi si snoda sotto gli edifici di Palermo. Il più importante è quello che si trova sotto piazza Pretoria, a cui oggi si accede attraverso un buco nel muro nella portineria di Palazzo delle Aquile. “Questo è un rifugio di lusso rispetto agli altri, è un rifugio pubblico che rispetta le norme sui rifugi“, spiega il ricercatore francese Wilfried Rothier, che da alcuni anni compie studi sull’evento comparando fonti italiane e inglesi insieme al collega Samuel Romeo, ricercatore dell’università di Palermo. Il rifugio, pubblico, fatto costruire dall’amministrazione comunale nel 1935, a cui si accedeva da due ingressi, ora chiusi, posizionati vicino alle statue dei leoni, era stato progettato per offrire riparo a un massimo di duecento persone, a cui era concesso mezzo metro quadro di spazio sui sedili in pietra che sottolineano tutto il perimetro dei cunicoli, anche se molto spesso la gente, presa dal panico, si accalcava e si andava ben oltre la capienza prevista.

sicilianticaIl rifugio è stato aperto ai visitatori solo da pochi anni, ma ormai sono frequenti le visite guidate, come quella che si è tenuta nei giorni scorsi, a seguito di un convegno sulla Seconda guerra mondiale, denominato “Le memorie di un combattente”, che si è svolto presso la sala delle Lapidi. L’iniziativa, promossa dall’associazione Nazionale Combattenti e Reduci della sezione di Palermo, in collaborazione con SiciliAntica Sede di Isola delle Femmine e con le associazioni “Storia e Militaria di Palermo”, Ad maiora” e l’associazione musicale “Mediterranea città di Palermo“, ha analizzato nello specifico il secondo conflitto mondiale, per il periodo 1940/43 (il fronte greco albanese) e per il periodo 1943/45 (la guerra di liberazione), soffermandosi i bombardamenti su Palermo, il fronte di Montelungo e Monte Cassino, ricordando in tale circostanza la memoria del combattente palermitano Domenico Corrao. Molto toccante è stata la testimonianza di Calogero Casuccio, reduce combattente della 199° batteria contraerea di stanza sull’isola di Creta. Per l’occasione l’associazione SiciliAntica Sede di Isola delle Femmine, presieduta da Agata Sandrone, ha realizzato dei pannelli commemorativi dei reduci di Isola delle Femmine, Sferracavallo e Tommaso Natale che hanno combattuto nel corso della seconda guerra mondiale. Al termine del convegno i partecipanti e molti ragazzi hanno avuto la possibilità di visitare i cunicoli del rifugio antiaereo.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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