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ph Rosellina Garbo
ph Rosellina Garbo

Al Teatro Massimo va in scena l’Attila di Verdi

Dopo la prova generale il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza alla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, con la prima del 19 febbraio è iniziato il ciclo di rappresentazioni dell’Attila di Verdi. Lo spettacolo continuerà ad andare in scena il 20, il 21, il 24 e il 26 febbraio.

L’opera verdiana manca dalle scene palermitane dal 1975 ed è interpretata da un cast straordinario. Ciascuno dei cantanti ha coinvolto con la potenza e l’abilità della propria voce il pubblico che non è stato avaro di applausi, al punto di interrompere numerose volte lo spettacolo.

Nei panni di Attila nel primo cast Erwin Schrott basso-baritono uruguaiano dal successo planetario. Svetla Vassileva è la protagonista femminile, Odobella. Fabio Sartori è Foresto lo sposo di Odobella e la guida dei profughi veneti. L’ambasciatore romano Ezio è stato interpretato da Simone Piazzola. Mentre Uldino, lo schiavo di Attila è Antonello Ceron. Infine al vescovo Leone ha dato voce e sembianze Antonio Di Matteo.

Il regista è Daniele Abbado, il direttore dell’orchestra è Daniel Oren.

L’allestimento è stato realizzato dal Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e con il Teatro La Fenice di Venezia.

Rispetto all’opera dai tratti semplici, dal punto di vista della trama si coglie lo sforzo di sviluppare visivamente la profondità dei temi e l’introspezione psicologica nel rispetto dell’invalicabile dato testuale e scenico.

Uno sforzo di tutti gli interpreti che si è espresso anche nel suggestivo uso delle luci e nell’uso dei costumi che hanno reso più astratta la percezione della storia. Particolarmente espressivo in tal senso è stato l’uso dei colori e della contrapposizione tra chiari e scuri.

Gli espedienti cromatici non affidano una connotazione morale verso una o l’altra parte ma forniscono una sottile interpretazione – forse autentica – che privilegia con i colori chiari le donne e i sacerdoti. Essi, con i valori che muovono, sono come inseriti nel regno luce che è il luogo della trascendenza. Contrapposto, è il luogo dell’immanenza della storia raccontata dai colori freddi e dalle tonalità scure che sono vestiti dai personaggi principali (salvo Leone), dagli Unni e dagli italici profughi.

Un’immanenza della storia che sembra raccontare l’identità degli opposti, l’assenza di vincitori e la presenza dei vinti. Un’immanenza che attraverso il chiasmo tra il nomade popolo invasore e l’autoctono popolo profugo fa da cartina tornasole alla storia contemporanea ed invita alla solidarietà lo spettatore italiano ed europeo.

Sotto questa luce l’ “Attila” è forse più che un opera politica, un opera cosmopolita! Non può esistere spazio per le rivalità: coloro che oggi vincono domani sono destinati a perdere. I popoli sono chiamati a guardare nelle sofferenze degli altri le proprie!

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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