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Simone Cristicchi, il secondo figlio di Dio

Al Teatro Biondo, Simone Cristicchi porta in scena la storia di David Lazzaretti, “Il secondo figlio di Dio”

Replica fino a domenica 26 al Teatro Biondo di Palermo lo spettacolo di Simone Cristicchi e Manfredi Rutelli Il secondo figlio di Dio – Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti.

Lo spettacolo racconta “una storia che se la senti non ci credi e se non ve la raccontano non la sai”. È la storia di David Lazzaretti che, vissuto fra il 1834 e il 1878 fra Arcirosso e la Maremma grossetana, fu fondatore e guida di un’esperienza di condivisione comunitaria – oggi la chiameremmo una esperienza di socialismo reale – chiamata “Società delle Famiglie Cristiane” operante sul Monte Amiata. È più ancora la storia di un’esperimento sociale volto all’edificazione di una società più giusta, fondata sull’istruzione, la solidarietà e l’uguaglianza in cui l’uomo viene innalzato alla “posizione difficile da mantenere” quella di artefice del proprio destino e attraverso questo della creazione dell’universo.

Ma Davide Lazzaretti fu anche di più di un rivoluzionario nel concepimento della società umana. Egli ammaliò intellettuali e financo il clero con la propria interpretazione del cristianesimo. Poi divenne pericoloso. Il potentato locale sperimentò subito la sua pericolosità perchè i servi della gleba abbandonarono i campi per andare a lavorare quelli del monte Amiata.

Più volte fu accusato di sedizione fin quando fu scomunicato. Egli predicava una pericolosa eresia, lo gnosticismo cristiano: “Dio non è nell’alto dei cieli ma in ognuno di noi, è una scintilla divina che è presente in ogni essere umano, che la divinità è solo un’umanità elevata all’ennesima potenza.”

Non era necessaria più nessuna mediazione fra l’umano e Dio; egli per la rivelazione avuta disse di sè di essere “Il secondo Figlio di Dio”, lo chiamarono il “Cristo dell’Amiata”; ammaestrava le folle dicendo che la natura è la Bibbia più autentica perchè traspone senza mediazioni il pensiero creatore di Dio: come nell’alveare un’ape non dice di essere padrona di tutto il miele allo stesso modo nel mondo non dovrebbe essere consentito a nessuno di dirsi padrone di qualcosa se non dei propri bisogni da saziare con l’opera del proprio lavoro.

Lo spettacolo è zeppo di spunti: il ruolo decisivo che ha nella vita di David la lettura, l’incapacità dell’uomo di autogestire fenomeni comunitari, la prevaricazione dell’individualismo, la scomodità dell’alfabetizzazione. Infiniti segni che rimangono impressi nel cuore grazie alla straordinaria capacità narrativa di Simone Cristicchi che rende la partecipazione mozzafiato. Lui che con la sua sola voce interpreta i personaggi è riuscito a essere un magico cantastorie che tiene muto e incuriosito l’intero Biondo.

Muove avanti e indietro il carretto che è scenografia e metafora del mondo e così porta avanti la scena. Alla fine ricolloca nel luogo originario il carretto come a dire che la storia è una parabola; come ad ammetter che la storia di Davide Lazzaretti è stata una parentesi nella storia del mondo. Forse è una parentesi anche nella storia delle vite degli spettatori, una storia che finisce quando si chiude il sipario. Senza dubbio, dall’altra parte è una rappresentazione teatrale catartica, capace di sollevare la cenere che rattrappisce la scintilla che è in ogni uomo. Riesce così (la narrazione come la storia narrata) “nel più grande miracolo: quello di trasformare l’indifferenza in partecipazione”.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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