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Al Teatro Biondo “Le serve” il capolavoro di Genet con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia e Vanessa Gravina

Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia e Vanessa Gravina sono le protagoniste de Le serve di Jean Genet, che debutta in prima nazionale – con la regia di Giovanni Anfuso – venerdì 25 novembre alle ore 21.00 al Teatro Biondo di Palermo.

Lo spettacolo è una coproduzione del Teatro Biondo con Teatro e Società e Teatro Stabile di Catania. La traduzione è di Gioia Costa, le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Lucia Mariani e le musiche di Paolo Daniele. Repliche fino al 4 dicembre.

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«Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà», con queste parole Jean-Paul Sartre descriveva Le serve (Les bonnes) di Jean Genet, l’autore francese che con il suo teatro ha indubbiamente rivoluzionato la forma stessa della tragedia moderna.

Rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1947 con la regia di Louis Jouvet, Le serve è considerato il capolavoro di Genet: una perfetta macchina teatrale in cui il gioco del teatro nel teatro è svelato per mettere a nudo, in modo straordinario, la menzogna della scena.

Solange (Anna Bonaiuto) e Claire (Manuela Mandracchia) sono due cameriere frustrate e sfruttate, che vivono le serve teatro biondo palermoun rapporto di amore-odio con la loro padrona, la sontuosa Madame (Vanessa Gravina), che incarna tutti gli ideali a loro negati. In assenza della padrona, le serve si ritrovano ad allestire un ossessivo teatrino, una doppia vita in cui, come bimbe perverse, giocano “a fare Madame”. A turno, vestono i suoi abiti, la imitano e, alla fine del “rito”, la uccidono. Ma ben presto finzione e realtà, nelle loro menti contorte, si sovrappongono. Claire e Solange, vittime di una ingordigia metafisica nei confronti di Madame, simbolo di un potere assoluto, disgustoso e affascinante al contempo, incarnano alla perfezione un perenne dualismo, immedesimate o forse prigioniere nei ruoli violenti e speculari della “vittima” e del “carnefice”. Facce di una stessa medaglia, che coesistono in ogni individuo e che, spesso, si sovrappongono fino a confondersi.

«Le serve – spiega il regista Giovanni Anfuso – è una favola che diventa un rituale maledetto e insopportabile, come tutto ciò che cerca di svelare la violenza profonda che vive in noi e determina la nostra cultura, la nostra psicologia, la nostra esistenza. È una cerimonia, come si ripete spesso nel testo: vi si celebra la dipendenza, l’odio, l’invidia, la sensualità della violenza e l’interscambiabilità dei ruoli. È una messa nera, un’invocazione sensuale del potere, un denudamento insieme fisico, morale e sociale».

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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