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Al palo della morte. Storia di un omicidio in una periferia meticcia

Al palo della morte. Storia di un omicidio in una periferia meticcia. – Un libro “oltre…”

Una Marina di libri non poteva che essere un luogo di riflessione sociale. Ieri lo è stato particolarmente con la presentazione del libro “Al palo della morte. Storia di un omicidio in una periferia meticcia” di Giuliano Santoro. Curato da Mediterraneo Antirazzista e Contrattempi, nell’incontro sono intervenuti Massimo Castiglia, Giuseppe Marsala e Salvatore Cavaleri.

Il libro prende le mosse e racconta dell’omicidio del giovane Shahzad, avvenuto a Roma, nel quartiere Tor Pignattara, nell’estate 2014. Il giovane pakistano viene ammazzato a calci e pugni da un minorenne romano. Pochi giorni dopo, viene arrestato il padre del ragazzo con l’accusa di concorso e istigazione all’omicidio.

L’evento di presentazione del libro si è trasformato facilmente in un momento di riflessione sulla società romana e palermitana ma se c’è una parola, un concetto sul quale si è imperniata la discussione quella è la parola “oltre”.

Il libro va anzitutto oltre la scrittura. Esso è formato su 15 testi non legati da una narrazione continua. L’editore Alegre che affida questo tipo di narrazioni alla collana (libri del) “Quinto Tipo” – come riferisce l’autore – definisce questo genere come di narrazioni ibride nel quale all’autore non importa di stare dentro la convenzione di scrivere un romanzo o un saggio. Con questo stile “di fronte a un episodio di cronaca – afferma il Salvatore Cavaleri -siamo chiamati a guardare non solo alla cronaca in sé e per sé ma alla storia del luogo dove si svolgono i fatti, alla cultura di quei luoghi, ad aprire addirittura il libro della storia in generale e a trovare le connessioni necessarie per riscoprire la verità nella sua complessità”.

Il libro descrive  la città-periferia oltre la città-centro, Roma oltre la Roma che tutti immaginiamo, oltre quello che Roma pensa di sè, vista dal centro. Come si legge nell’abstract dell’evento: “Roma, nella testa di molti abitanti del centro, finisce al Pigneto. Per questo capita di sentire domande come: “Per andare a Tor Pignattara faccio il Raccordo?”. Tanti romani non hanno idea di dove sia Tor Pignattara, non sanno che si trova proprio a due passi dal Pigneto e dai suoi aperitivi. Ogni quartiere col nome di una torre è già “al Palo della morte”. Il Palo della morte. Così il personaggio interpretato da Carlo Verdone in “Un sacco bello” chiama il luogo di estrema periferia dove ha appuntamento con un amico titubante, per partire alla volta di Cracovia. Oggi, nel multiforme slang della capitale, indica un luogo remoto, in un imprecisato hinterland. Tor Pignattara è un quartiere romano di confine, frontiera non soltanto urbanistica e sociale, ma anche culturale e immaginaria.”

In greco si utilizzerebbe il lemma “meta” a indicare il luogo del non luogo, lo stare dopo, dietro; e – come a volere emulare la creazione aristotelica della parola metafisica – occorrerebbe parlare a proposito dell’evento di ieri di riflessione metasociale perchè essa è andata oltre la società.

Il libro diventa così occasione per parlare di Palermo. Per trasporre al caso romano quello palermitano Yusupa Susso, il ragazzo gambiano che nel 2016 aveva rischiato la vita perchè colpito, a seguito di una rissa, con un colpo di pistola fatto scoppiare da Emanuele Rubino. Si parla di Ballarò e di come SOS Ballarò, sia nata per contrastare la mafia nei luoghi dell’assenza dello Stato, dove le bancarelle del mercato erano senza licenza e dove un pub sequestrato alla mafia prendeva fuoco pochi mesi fa.

Discutendo di tutto ciò, tra Roma e Palermo, si discute di periferia e di centro e dell’errore narrativo connesso a questo tema. Gli intervenuti, infatti, ricordano che i bengalesi titolari dei negozi in via Maqueda, a seguito del tentato omicidio citato, hanno denunciato la famiglia del reo che su di essi esercitava soprusi smentendo la credenza di chi dice che il degrado di via Maqueda sia dovuto a questi negozi.

Sembra riuscito l’intento dell’autore quando nel libro dice:”Questa storia si spinge oltre. Ha un altro scopo: turbare le aspettative e far notare quello che la realtà non racconta”.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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