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Aggiungi un posto a tavola col Social Eating

Siamo nell’era della sharing economy o, per dirla all’italiana, dell’economia della condivisione. Si tratta, come chiarito in questo articolo, di un nuovo modello economico che promuove forme di consumo più responsabili, basate sul riuso – e non sull’acquisto – e sull’accesso, piuttosto che sulla proprietà.

Bla Bla Car, Airbnb, Uber, Waze sono solo alcuni tra i servizi più famosi che fanno capo a questo concetto, che va di giorno in giorno crescendo con la nascita di nuove realtà.

Dopo aver condiviso l’auto per un passaggio, il taxi per uno strappo al lavoro, la casa come luogo di pernottamento e le informazioni sul traffico, cosa poteva mancare alla lunga lista dei servizi condivisi? Il cibo, ovvio.

La nuova tendenza – chiamata Social Eating – è, infatti, quella di creare eventi culinari a casa propria ai quali può partecipare chiunque sia interessato o curioso. Uno dei servizi di social eating più famosi in Italia è Gnammo, piattaforma che conta già più di 90.000 like sulla propria pagina Facebook ed è in costante crescita.

Gnammo-homeIl suo funzionamento è piuttosto semplice: ci si può iscrivere come Ospite – definito Gnammer (per chi intende provare la cucina altrui) o come Cuoco (se si offrono i propri manicaretti). Si potranno condividere pranzi, cene ed eventi, il tutto senza dover necessariamente essere professionisti dei fornelli.

Una volta trovato l’evento al quale si è interessati, sarà sufficiente cliccare su Esplora e, successivamente, dare la propria adesione.

La persona che organizza sceglie il menù, la data e il prezzo (sì, è ovvio: l’iscrizione al servizio è gratuita ma la partecipazione al pranzo o alla cena ha un costo, solitamente più basso rispetto a quello proposto da un ristorante).

Per rendere più divertente il tutto, sono state create due classifiche per determinare il miglior Gnammer e il miglior cuoco, indicazioni sicuramente utili anche per scegliere l’evento al quale partecipare.

Una nuova esperienza, quindi, che permette di mangiare, sì, ma anche di creare relazioni: agli eventi, infatti, è possibile conoscere nuove persone con le quali instaurare amicizie o – perché no? – amori.

Quello dei cuochi social è un mercato davvero attivo. Secondo una ricerca, in Italia sono più di 7 mila le persone che condividono la propria tavola e le proprie creazioni culinarie. Gli eventi organizzati sono stati, invece, 37 mila con un incasso medio che, nel 2014, si è aggirato attorno ai 7,2 milioni di euro.

Sebbene il social eating sia maggiormente diffuso in Lombardia, Lazio e Piemonte, anche le regioni meridionali stanno prendendo consapevolezza del fenomeno, specialmente la Puglia con un fatturato di 649mila euro.

Questa nuova tipologia di servizio, tuttavia, non è stata priva di polemiche: i ristoratori, infatti, ritengono di subire danni economici e considerano il social eating una forma di pirateria e di concorrenza sleale (un po’ come già visto nello scontro tra Uber e i tassisti). Alla politica spetterà, dunque, la decisione di regolarizzare o meno un servizio che, come tutto ciò che innova, presuppone una rottura con gli schemi tradizionali.

 

Riguardo Emanuele Greco

25 anni, laureato in Comunicazione Professionale e Multimedialità, mi piace giocare con le parole. Sogno di lavorare con la #scrittura su carta, #web e #socialmedia. Mi piacciono i libri gialli, le serie tv e i fumetti. La mia migliore amica è la pizza e se potessi mi trasferirei a Londra.

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