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Cottarelli debito pubblico

Abbattere il debito pubblico per tornare a crescere. La ricetta di Cottarelli

Lunedì 9 maggio, a  Villa Zito, ha avuto luogo la presentazione del libro di Carlo Cottarelli: “Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”. L’incontro è stato organizzato dalla fondazione RES (istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia) e coordinato da Francesco Asso, docente di storia dell’economia all’Università di Palermo. Al dibattito, insieme all’autore, sono intervenuti Gaetano Armao, docente di diritto amministrativo presso l’Università di Palermo, Floriana Cerniglia, docente di economia politica alla Cattolica di Milano, e Antonio La Spina, docente di sociologia alla LUISS Roma.

Carlo Cottarelli ha lavorato in Banca d’Italia ed Eni, dal 1988 è al Fondo Monetario Internazionale, oggi ne è direttore esecutivo. Dall’ottobre 2013 al novembre 2014 è stato commissario straordinario per la revisione di spesa su nomina del governo italiano. Dopo l’opera del 2015 ,“La lista della spesa”, sulla ricetta per combattere gli sprechi, quest’anno il direttore si è occupato del “macigno” che schiaccia il nostro paese: il debito pubblico. Tutto ciò attraverso un linguaggio accessibile a tutti e senza tecnicismi, al fine di estendere il contenuto all’intera popolazione e non solo agli addetti ai lavori. Le posizioni espresse sono utili a capire qual è la linea prediletta del Fondo Monetario Internazionale.

Ma cos’è il debito pubblico? In breve, consiste nei prestiti ottenuti dallo Stato da nuovi investitori per finanziare spesa corrente: scuola, ricerca, edilizia, sanità ecc. Esso viene venduto sotto forma di titoli di Stato con relativa scadenza, ad esempio dieci anni, al termine del quale andrà ripagato agli investitori con gli interessi. Maggiore è il debito, maggiori sono gli interessi da pagare per lo Stato. E’ ovvio che in questo modo la fiducia nel nostro Paese nel ripagare tali debiti diminuisce e ciò comporta un forte rischio in caso di crisi finanziaria, in quanto sarà difficile trovare nuovi investitori. Viene calcolato in rapporto al prodotto interno lordo.

Il direttore Cottarelli ha introdotto il tema chiarendo che oggi siamo in condizione ottimale per poterci occupare del debito pubblico grazie ai tassi d’ interesse più bassi degli ultimi anni.

Il debito pubblico italiano è arrivato nel 2015 al 132,7% del Pil, ovvero 2172 miliardi di euro. Secondo le stime di Cottarelli, da quando l’Italia è unita, un debito di tali proporzioni si raggiunse solo nel 1896. Con un debito più alto del nostro esistono solo il Giappone, che possiede il primato, e la Grecia.

Cottarelli debito pubblico

Il debito ha un impatto negativo, spiega Cottarelli, per due ragioni: 1) minore crescita economica nel tempo poiché disincentiva gli investimenti, alza i tassi di interesse, richiede tasse più elevate per ottenere più denaro necessario a pagare gli interessi sul debito; 2) rischio di esposizione a una crisi finanziaria, in cui solitamente le soglie di guardia sono fissate, per i paesi avanzati, all’ 85% del Pil (rischio elevato) ed al 120% del Pil (insostenibile).

Risulta quindi imperativo intervenire, ma in che modo? Secondo Cottarelli bisogna preliminarmente analizzare le quattro proposte più gettonate su questo tema ma considerate da Cottarelli mere scorciatoie e non soluzioni.

  • Ripudiare il debito. Significa smettere di restituire i soldi. Costerebbe in reputazione, per cui in futuro gli investitori non si fiderebbero più dell’Italia e non investirebbero più. Inoltre parte degli italiani posseggono titoli di stato e i loro risparmi svanirebbero.
  • Tornare alla lira. Si potrebbe stampare moneta per pagare il debito ma crescerebbe enormemente l’inflazione, portando così la lira a carta straccia ed aumentando di conseguenza i tassi di interesse, quindi si pagherebbe sempre.
  • Mutualizzare il debito. Significa unire il debito pubblico di tutti i paesi UE tramite gli eurobond, sarebbe una soluzione ma ciò non avverrà mai in questa Unione Europea.
  • Privatizzare. Svendere il patrimonio pubblico (edifici, aziende ecc.)  ; secondo le stime farebbe ricavare 300 miliardi in 10 anni, una goccia nell’oceano.

La via maestra disegnata da Cottarelli si basa, invece, su due elementi cardine senza i quali sarebbe impossibile ridurre il debito: 1) riforme strutturali per aumentare la crescita; 2) un moderato livello di austerità fiscale.

Durante tale percorso si avrebbe nuova crescita economica e quindi maggiori denari; è però necessario che le nuove risorse siano risparmiate e non reinvestite, così da ridurre più velocemente il debito. Occorre, inoltre, che le spese maggiori e importanti, come la sanità, siano congelate senza variare nel tempo. Infine è necessario che si raggiunga nel 2019 il pareggio tra entrate e uscite e che si mantenga anche in futuro.

Cottarelli conclude precisando che a tale ricetta si schierano in modo opposto i neokeynesiani come il premio Nobel Paul Krugman, il quale propone maggiori investimenti e innalzamento dei salari per ottenere una forte crescita.

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

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