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Il “Gelo di Mellone”, delizia delle estati palermitane

Dai vicoletti del centro storico ai quartieri di periferia, è praticamente impossibile passeggiare lungo i marciapiedi del capoluogo siciliano e non imbattersi in almeno un “carrettino” di tondi grossi e verdi “melloni“. Il “mellone” o “melone” non è altro che la resa in Italiano dal dialetto “muluni“, un geosinonimo con il quale, non solo a Palermo, ma anche nel resto dell’Isola, si è soliti chiamare l’anguria. Se ai non indigeni potrebbe destare meraviglia la sua distribuzione strategica in ogni angolo della città, per un palermitano, invece, che si tratti di una moto ape, di un camioncino da trasporto o del più classico carrettino siciliano,  il  “mulunaru” (venditore ambulante di meloni) rappresenta una vera e propria istituzione.

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Servita a conclusione di un pasto o degustata come spuntino, l’anguria è il frutto protagonista delle caldi estati siciliane. La composizione per il 92% d’acqua le conferisce un indiscusso potere rinfrescante e dissetante che la rende una valida alternativa ad un gelato o ad una granita, inoltre, al di là del sapore dolce e delizioso, è ricca di proprietà benefiche per l’organismo. Grazie alle sue qualità diuretiche e drenanti, ha uno straordinario effetto depurativo, aiuta a ripulire i reni e il fegato, combatte il gonfiore alle gambe e la ritensione idrica.
Nonostante il ridotto apporto calorico, si tratta di un frutto altamente energetico, contiene sali minerali e magnesio, costituisce una grossa fonte di vitamine e rappresenta un ottimo alleato contro la spossatezza delle giornate afose.

Con l’arrivo della bella stagione, in Sicilia, questo frutto di origine tropicale, dalla corteccia striata di verde, con la sua polpa rossa e i suoi semi neri, è tradizionalmente protagonista di un vero e proprio culto. Addentare una grossa mezzaluna di anguria, rigorosamente fredda, equivale ad un vero e proprio momento di estasi sensoriale che inebria le papille gustative di suggestioni esotiche.

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A Palermo, la sua polpa dolce e zuccherina si trasforma in un delizioso dessert al cucchiaio che prende il nome di “Gelo di Mellone”. Questa ghiotta prelibatezza che per aspetto e freschezza potrebbe somigliare ad un gelato, è in realtà una gelatina a base di anguria addensata con l’amido e guarnita con granella di pistacchio, fiori di gelsomino e gocce di cioccolato (in rappresentanza dei semi).
Sebbene la tradizione di questo dolce risalga a tempi piuttosto remoti, non si conosce con precisione la storia della sua ricetta.  Alcuni ne attribuiscono l’origine al contatto con la cultura gastronomica degli Arbëreshë, una popolazione proveniente dall’Albania che, nel corso del quindicesimo secolo, si stanziò in Sicilia. Altri, invece, la riconducono all’epoca della dominazione araba dell’Isola, adducendo come motivazione il fatto che il gelsomino, la cannella e il pistacchio costituiscano un chiaro rimando ad aromi e profumi d’Oriente.
Che sia di derivazione araba o albanese, il “Gelo di Mellone” è stato ormai del tutto assimilato dalla pasticceria palermitana, tanto da trovare il suo momento di massima sacralizzazione proprio durante il Festino di Santa Rosalia. Durante la notte tra il 14 e il 15 luglio, tra il sacro e il profano, la città vive un’esperienza di comunione spirituale celebrata con una ricca tradizione culinaria: insieme a “babbaluci“, “stigghiole” e “calia e simenza“, immancabile è la presenza del “mellone” che può essere consumato avidamente a fette o assaporato sottoforma di gelatina. La tradizione impone che il “Gelo di Melone” sia il dolce tipico anche del Ferragosto, tuttavia la ricchezza idrica dei territori siciliani rende il frutto piuttosto reperibile in tutto il lungo periodo che va da giugno a settembre.
Posti di fronte a tali premesse, risulta facilmente intuibile il fatto che i palermitani lo abbiano consacrato come unico vero dolce dell’estate.

Ricetta

Ingredienti

Un’anguria da cui ricavare circa un litro e mezzo di succo
135 grammi di amido di frumento
225 grammi di zucchero semolato
una bacca di vaniglia
cannella in polvere q.b
200 grammi di cioccolato a gocce
200 grammi di granella di pistacchi
fiori di gelsomino qb

Preparazione

Dalla popla dell’anguria ricavare il succo e versarlo in un tegame dai bordi alti, aggiungendo, poco per volta, l’amido passato al setaccio e sciogliendone eventuali grumi. Unire lo zucchero e i semi della bacca di vaniglia, portare il composto sul fuoco a fiamma moderata e continuare a mescolare accuratamente per un paio di minuti. Raffreddata la miscela, aggiungere parte delle gocce di cioccolato, mescolare per l’ultima volta e versare il gelo  in appositi stampini o bicchieri da dessert. Cospargere la superficie con il rimanente cioccolato e riporre in frigo per almeno un giorno.
Decorare con una spolverata di cannella, granella di pistacchi e qualche fiore di gelsomino.

Vino consigliato

Bianco liquoroso di invecchiamento servito alla temperatura di 8°-12°.

Riguardo Margherita Guzzo

Margherita Guzzo
Di Palermo. Laureata in Lettere, studentessa di Filologia Moderna e Italianistica.

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