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JNU Protest 1

Solidarietà agli studenti indiani dell’Università di Delhi

A partire dal 9 febbraio 2016 gli hashtag contenenti le parole democrazia e Jawaharlal Nehru University si sono sorprendentemente diffusi sia sulla stampa internazionale che sui maggiori social network. Perchè? La risposta è interessante e invita ad una seria riflessione sul ruolo dell’istruzione per lo sviluppo in senso progressivo della nostra società e sul modo in cui esso possa essere ostacolato dal nazionalismo.

In un momento storico in cui l’informazione vede i propri confini locali svanire e in cui il diritto internazionale viene reclamato per motivi di propaganda nazionale, è a maggior ragione doveroso propugnare le libertà democratiche su scala mondiale anche quando ciò non sia sostenuto da fini neo-colonialistici.
Mettiamo allora finalmente da parte la tematica Marò, poichè le questioni sulle quali poterci confrontare ci riguardano ancora più da vicino e in maniera sostanziale.

Lo scorso mese, gli studenti della prestigiosissima Università pubblica di Delhi, Jawaharlal Nerhru (JNU) hanno organizato un evento in memoria dell’attacco del Parlamento al detenuto Afzal Guru, il quale è stato giustiziato nel 2013. L’iniziativa è stata pubblicizzata nel campus dell’Università con manifesti anche in sostegno dei migranti dal Kashmir. L’evento si sarebbe dovuto svolgere secondo modalità estremamente pacifiche, con poesia, musica e discussioni sul tema. Nonostante ciò, le autorità dell’Università ne hanno proibito l’attuazione sostenendo che questa “avrebbe perturbato la pace nel campus”. Tale decisione era stata invocata dal ABVP, un’organizzazione studentesca Indiana di destra che è affiliata al RSS, il partito nazionalista Hindu. A questo punto, sono poi cominciate delle accese proteste in opposizione alla negazione della lbertà di associazione pacifica, sancita dalla costituzione Indiana. Kanhaiya_Kumar_2734474g

L’aggressività del ABVP si è spinta addirittura oltre, domandando l’espulsione degli organizzatori dell’evento. Inoltre, l’amministrazione universitaria ha aperto un’inchiesta disciplinare per appurare le modalità di organizzazione dell’evento culturale. L’accusa ha sostenuto che la protesta abbia coinvolto studenti che proponevano slogan “anti-India” e pro-Pakistan. D’altra parte, il comitato studentesco che aveva organizzato l’evento, ha dichiarato con fermezza l’estraneità di tutti i membri agli sloagan pro-Pakistan. Al contrario, il programma dell’evento avrebbe avuto i soli obiettivi di criticare la decisione della Corte Suprema e sollevare la questione dei cittadini del Kashmir. Se l’India è davvero una repubblica democratica, perchè mai reprimere il dissenso? L’interrogativo degli studenti.

Successivamente le vicende hanno assunto toni ancora più gravi.
Accuse di sedizione e cospirazione criminale sono state ufficialmente mosse contro diversi studenti e otto di questi sono stati banditi dall’attività accademica. Infine, come se non bastasse, il presidente dell’Unione Studenti JNU, Kanhaiya Kumar è stato arrestato con accuse di anti-nazionalismo. A tal proposito, il Ministo degli Interni Rajnath Singh ha rilasciato una dichiarazione pubblicata su The Hindu, attraverso la quale si rende noto che nessun cittadino responsabile di sollevare questioni che possano minare l’integrità del paese e la sua unità verrà risparmiato.

Parole dure, alle quali sono seguite reazioni altrettanto ferme.
Da quando le forze armate hanno avuto piede libero nella sede dell’Università, studenti e professori hanno rifiutato di seguire il normale programma accademico e di sostenere invece soltanto lezioni sul nazionalismo.
Considerata la strabiliante ricchezza culturale che nell’Istituto è promossa anche dall’apertura a programmi di studio internazionali e a conferenze di fama mondiale, più di 5000 lettere sono state firmate da migliaia di accademici e studenti da tutto il mondo per mostrare la propria solidarietà. Il sostegno e la mobilitazione collettiva rappresentano una risorsa inestimabile per portare avanti la lotta per la libertà di espressione politica in India. Infatti, Kumar ha dichiarato con convinzione che gli studenti amano l’India e si battono per la libertà nel paese, non dal paese.
In parte grazie alla pressione internazionale, ma solo dopo il pagamento di una cauzione di 10.000 Rs. il ragazzo è stato rilasciato dalla prigione. Tuttavia, il tema rimane estremamente caldo e scontri anche violenti hanno destabilizzato l’apparente quiete tra il mondo accademico e quello politico.

Si parla della JNU come di una sorta di isolAnil_Yadav_JNU2a distinta dall’oceano della società Indiana. L’Istituzione rappresenta uno spazio unico per la discussione e il dissenso, ma anche un luogo in cui le donne possono raggiungere la parità dei diritti con l’uomo. Il capitalismo viene sfidato nelle aule da sempre, ma recentemente quest’isola si è aperta anche al dialogo con il governo Hindu conservatore ed elitario. Infatti, quest’ultimo ha sostenuto una linea di misure di privatizzazione dell’educazione, dell’agricoltura e del servizio sanitario che hanno influito negativamente sull’eguaglianza economica nel Paese. Oltre a ciò, il governo ha prediletto una posizione ideologica in cui la caratterizzazione “indiana” viene confusa con l’appartanenza etnica al gruppo Hindu, quindi provocando la marginalizzazione etnica e religiosa delle minoranze.

Per questo motivo, anche in questa sede si intende appoggiare la causa dei colleghi Indiani, chiedendo che tutte le accuse mosse contro la comunità studentesca vengano ritirate, oltre all’allontanamento delle forze di polizia dalla sede accademica.
Che il diritto al dissenso e all’associazione pacifica nel mondo accademico venga rispettato è un obiettivo di cui tutti siamo partecipi. L’appello alla condivisone dei diritti politici non può conoscere bandiera, se non quella della democrazia.

Riguardo Giulia Adelfio

Giulia Adelfio
Posso considerarmi una studentessa senza patria: sono per metà Italiana e per metà Austriaca, ma con il tempo ho acqusitato altre influenze. Da giovanissima ho trascorso sei mesi in Nuova Zelanda, poi ho frequentato la facoltà di Scienze Politiche all'Università di Bologna. Più recentemente mi sono dedicata ad una specialistica in Global Studies e ho studiato presso l'università di FLACSO a Buenos Aires, e alla Chulalongkorn di Bangkok. Adesso scrivo dalla biblioteca della Humboldt, a Berlino, mentre penso alla mia amata Palermo.

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