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Seminario a Giurisprudenza, si parla di stepchild adoption

Si è svolto il 10 marzo nell’aula Magna dell’ex Facoltà di Giurisprudenza il seminario dal titolo “L’istituto dell’adozione: dall’adoptio alla stepchild adoption”. Parabola di un istituto. 

L’evento è stato organizzato dall’associazione S.C.I.A. Spazio Culturale Ius et Actio, di cui si è fatto portavoce Vincenzo Calarca, che ha introdotto il tema mettendone in luce l’importanza in relazione alle ultime vicende che hanno impegnato l’attività parlamentare e l’opinione pubblica.

Segue l’intervento di Filippo Comparetto, associato S.C.I.A., che ha affrontato il tema dell’adozione percorrendo la sua storia e la sua progressiva evoluzione.

Non sono mancati i consapevoli interventi dei relatori:

la prof.ssa De Simone, docente in storia del diritto romano, ha focalizzato l’attenzione sulla distinzione nel mondo romano dell’adrogatio e dell’adoptio, le due forme di adozione. L’adrogatio era un istituto che permetteva ad un pater familias di “adottare” un altro pater familias che diveniva, così, un alieni iuris; e per effetto dell’adrogatio anche l’intera famiglia entrava a far parte della famiglia del pater adottante. L’adoptio, invece, permetteva ad un pater familias la semplice adozione di un filius di un’altra famiglia. Sottolinea la docente che contrariamente a quanto si pensa, il cristianesimo non influenzò in alcun modo l’istituto dell’adozione.

Segue l’intervento della prof.ssa Venuti, docente di istituzione del diritto privato, che ha posto l’accento sulla stepchild adoption, l’adozione del figlio del coniuge, anche nel caso di coppie dello stesso sesso. Mediante la stepchild adoption si intende dare al bambino una condizione di vita nuova fondata su un modello adottivo che richiede la doppia figura genitoriale. In altri ordinamenti, laddove è prevista la possibilità di un’unione coniugale per una coppia dello stesso sesso, è prevista anche l’adozione. Oggi, sulla base di una lettura evolutiva dei principi costituzionali, anche il nostro ordinamento potrebbe ammettere una legislazione d’avanguardia simile a quella degli altri Paesi: il diritto di ciascuno ad una vita libera indipendentemente dal sesso, la non discriminazione tra gli individui, l’assoluta supremazia dell’interesse del bambino, spingono verso questa direzione.

Interviene la dott.ssa Lo Bello, assistente sociale, che sottolinea il sacrosanto diritto del bambino ad avere una famiglia. Lavorare con i minori fa comprendere la debolezza del minore e l’importanza di dare un supporto alle famiglie in difficoltà. La legge infatti dispone che il giudice, quando il minore si ritrova in una condizione di abbandono sia materiale sia morale, può, come extrema ratio, ricorrere all’adozione.

Conclude la Dott.ssa Puglisi, giudice del tribunale dei minori, che rileva come, nonostante il legislatore e parte dell’opinione pubblica risultino restii, la giurisprudenza tende a dare delle risposte positive alle richieste che emergono dalla società, come la sentenza del Tribunale dei minori di Roma sull’adozione incrociata.

Caratterista del seminario è stata l’interdisciplinarità del tema che ha fornito ai molti presenti un’opportunità di crescita e di confronto.

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Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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