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Una legge di iniziativa popolare per rilanciare il diritto allo studio

Diritto allo studio per tutti, copertura totale delle borse di studio, Borsa Servizi per trasporti e pasti, assistenza sanitaria gratuita, conversione degli immobili in disuso in alloggi per studenti, introduzione della ‘no tax area’ e del reddito di formazione.

Sono questi alcuni dei punti fondamentali della legge di iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario (Lip) proposta da Link – Coordinamento Universitario e appoggiata da molte altre realtà sociali e politiche. Se ne è discusso durante l’assemblea di sabato 27 febbraio scorso, alla Casa dello Studente di via Cesare de Lollis a Roma, partendo dalla considerazione che la normativa vigente in materia di diritto allo studio è lacunosa e che è necessario colmare il vuoto normativo.

Quelle che negli ultimi anni sono state chiamate riforme, in realtà erano dei tagli – ha detto, durante il suo intervento, Claudia Fabbri di Possibile – adesso non è più rinviabile una riforma del diritto allo studio che definisca il ruolo delle istituzioni coinvolte ed è necessario un investimento serio sulla Scuola e sull’Università”.

Le ha fatto eco Stefania Tuzi della ‘Rete dei ricercatori 29 aprile’ sostenendo che “bisogna partire innanzitutto dal principio che l’Università deve essere libera, pubblica e aperta a tutti. Il diritto allo studio – ha ricordato – è uno dei principi fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione anche se, di fatto, è stato eliminato”.

Un no secco ai compromessi e alle contrattazioni è venuto da Danilo Lampis, portavoce nazionale dell’Unione degli studenti, che vede nel diritto allo studio “uno strumento per garantire piena cittadinanza e un vettore di inclusione sociale”.

Giorgio Crescenza di Sinistra Italiana vede in questa legge di iniziativa popolare “non una mera battaglia generazione, ma una battaglia per il futuro e la crescita democratica di un Paese come l’Italia che da vent’anni considera il sapere, la cultura, l’istruzione, l’università e il diritto allo studio come il bancomat dello Stato”.

“L’università si è ridotta almeno di un quinto – ha affermato Renato Comanducci della Fnc Cgil nazionale – siamo passati da una taglia media a una small striminzita non solo dal punto di vista degli studenti che si iscrivono, ma anche dei finanziamenti, dei dipendenti e dei corsi di studio. Noi sosteniamo questa iniziativa – ha detto Comanducci – perché negare l’accesso alla conoscenza è l’unica cosa contro natura”.

Nel discutere della proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario non si può prescindere dallo sguardo sul contesto in cui si inserisce.

“Da una parte, il contesto europeo – ha spiegato Riccardo Laterza, portavoce della Rete della Conoscenza – in cui la direzione che ha preso la trasformazione del mondo della formazione ha una matrice che riconosce nella conoscenza non un diritto universale ma una merce; dall’altra il contesto italiano che è in perenne ritardo rispetto agli altri Paesi europei. La battaglia per l’accesso al diritto allo studio è diventata una questione particolarmente dirimente – ha aggiunto Laterza – anche alla luce del significato che gli diamo non solo come diritto individuale, ma come una vera e propria forma di investimento sociale per l’innalzamento e la diffusione delle competenze all’interno della società”.

La Presidente dell’Ersu Piemonte, Marta Levi, entrando nel merito della Lip ha affermato che “questo testo può davvero aprire una discussione pubblica sui temi del diritto allo studio inteso in una maniera più larga rispetto a come è stato inteso fino a oggi. Per esempio – ha spiegato – un sistema che funziona dovrebbe essere un sistema in cui se un 18enne si iscrive all’Università non gli si dovrebbe nemmeno chiedere l’Isee della famiglia se davvero si vuole parlare di autonomia dello studente; e il reddito di formazione dovrebbe essere garantito alla generalità degli studenti”.

In conclusione dell’assemblea, la proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario è risultata arricchita dai contribuiti offerti dalle numerose realtà che hanno partecipato.

“A partire da questa assemblea – dicono da Link – inizia un percorso ampio e di coinvolgimento che si colloca in un quadro di costituzione di alternativa sociale ai provvedimenti legislativi. Il grido che si alza dai nostri territori – aggiungono – ci consegna una grande responsabilità, quella di una risposta collettiva ai bisogni delle persone e, anche per questo, si costituisce come strumento di partecipazione e di cabina di regia il comitato nazionale promotore della legge di iniziativa popolare sul diritto allo studio, fondamentale per coordinare le battaglie sociali che si stanno costruendo in Italia”.

“Cambiare il diritto allo studio – ha detto il portavoce di Link – Coordinamento Universitario, Alberto Campailla – oggi significa cambiare la struttura del modello di sviluppo italiano e immaginare concretamente il diritto allo studio come strumento di welfare universale per l’autodeterminazione dell’individuo”.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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