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Disabilità: atenei accessibili?

“Sono esattamente 395 gli studenti con disabilità che, dopo aver presentato un’ idonea certificazione e dopo aver fatto un colloquio individuale per concordare le modalità, godono di servizi come tutorato, assistenza e trasporto”. Così ha spiegato a Iostudionews Annamaria Pepi, delegato per la disabilità del Centro Universitario disabili (Cud) di Palermo. “Abbiamo anche un’aula multimediale con ausili informatici – ha proseguito – ma speriamo di poterla attrezzare al più presto con le nuove tecnologie già acquistate per sostituire alcune strumentazioni che risultano davvero obsolete. Vorremmo fare di più – ha concluso la dott.ssa Pepi – ma ogni anno ci ritroviamo a dover fare i conti con risorse economiche sempre più ridotte e siamo costretti ad adeguarci e fare solo ciò che il budget ci consente. Inoltre, stiamo ancora lavorando perfino sull’abbattimento delle barriere architettoniche perché gli edifici sono antichi e non è facile renderli agibili a tutti”.

C’è ancora molto su cui lavorare” ha commentato infatti Vincenzo, studente in carrozzina di Lettere e Filosofia all’Università di Palermo. “Da sempre io usufruisco del servizio di un collega che mi aiuta a studiare e anche del trasporto. Tranne per qualche ritardo o per qualche furgoncino che andrebbe decisamente sostituito, di questo non posso lamentarmi. Nella sala multimediale, però – ha aggiunto Vincenzo – c’è solo un computer che ingrandisce la scrittura, mentre di tablet e di tecnologie all’avanguardia neanche l’ombra. Per quanto riguarda le barriere architettoniche – ha concluso lo studente – dove sto di solito c’è uno scivolo che mi permette di muovermi facilmente fra i vari ambienti, ma se voglio andare a ingegneria per studiare in biblioteca insieme a un amico allora sono guai perché c’è una scala e il montacarichi non ha mai funzionato”.

Era il 1999 quando una legge introdusse direttive specifiche in merito alle attività che gli atenei italiani dovevano mettere in pratica per favorire l’integrazione degli studenti con disabilità durante il loro percorso formativo universitario. Poi, nel 2001 nacque la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità (Cnudd) per favorire il confronto e lo scambio di buone prassi, nell’ottica di creare sinergie in un contesto autonomo come quello universitario.

“La frequenza dei corsi universitari da parte di studenti con disabilità oggi è un dato di fatto” ha dichiarato la professoressa Marisa Pavone, docente all’Università degli studi di Torino e, dallo scorso novembre, presidente del Cnudd. “Questo anche perché – ha proseguito la dott.ssa Pavone – negli anni, le università si sono attrezzate sufficientemente bene e anche i finanziamenti erogati da parte del Ministero e dei singoli atenei si sono rivelati sufficienti. Certo è – ha concluso la presidente del Cnudd – che ci sono ampi margini di miglioramento”. Per ogni ateneo esiste la figura di un delegato del rettore per la disabilità e un ufficio o servizio che si fa carico di accompagnare gli studenti nel percorso universitario attraverso l’erogazione di servizi personalizzati: dall’esonero del pagamento delle tasse universitarie in relazione al grado di invalidità, ai servizi di trasporto per il raggiungimento della sede della facoltà – anche attraverso convenzioni con gli enti di trasporto del territorio – e ai servizi di mobilità all’interno dei locali dell’università (biblioteche, aule, bar). E poi servizi didattici: il tutorato alla pari, cioè l’affiancamento da parte di un altro studente per seguire le lezioni, prendere gli appunti, reperire il materiale didattico e preparare gli esami; il tutorato specializzato per la preparazione della tesi di laurea e all’interpretariato Lis (lingua italiana dei segni) o l’utilizzo del linguaggio braille; il supporto di strumenti compensativi sia hardware che software (tastiere e mouse allargati, sintesi vocale, lavagne, registratori, tablet); il tempo aggiuntivo per la preparazione degli esami (30%-50% in più) e le prove equipollenti; il supporto alla mobilità internazionale che dà la possibilità anche a studenti disabili di vivere l’esperienza dell’Erasmus.

“Ciascun ateneo ha l’autonomia di poter aggiungere progetti locali – ha sottolineato la dott.ssa Pavone – per esempio, l’orientamento in continuità a partire dall’ultimo anno di scuola superiore per accompagnare gli studenti nella transizione è un progetto tipico di Torino e – ha continuato – ci sono anche molti progetti per svolgere stage pre o post-laurea in azienda e accordi con i centri per l’impiego territoriali per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro”.

Sono più di 40 gli atenei italiani che, da Nord a Sud, hanno aderito al progetto promosso dal Censis ‘Accompagnare le università verso una più ampia integrazione degli studenti con disabilità’ con lo scopo di monitorare le carriere e acquisire dati, non solo quantitativi ma anche qualitativi, per migliorare l’offerta formativa delle università.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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