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La storia negata: i moti del ’48 a Palermo

La residenza universitaria San Saverio, nel pomeriggio del 15 gennaio, ha ospitato nella nuova sala Bataclan un acceso dibattito sui moti del ’48 a Palermo, e di come la storia abbia celato parte degli avvenimenti.

Zabùt, promotore dell’evento patrocinato dell’Ersu, è il centro di documentazione e studi delle lotte sociali, nato dalla necessità di ricostruire il filo rosso che unisce le lotte succedutesi sul territorio siciliano, dal dopoguerra agli anni ’60-’70 e fino ai nostri giorni. Emblematico, infatti, il tema del primo evento dell’anno.

Presenti all’incontro-dibattito Elio Di Piazza, docente universitario e membro di Zabùt  e Giuseppe Scianò, storico siciliano e presidente di del Centro Studi ‘Andrea Finocchiaro Aprile’.

«È necessario conoscere e raccontare la nostra storia e soprattutto quegli eventi che vengono oscurati. I moti del ’48 ne sono un esempio» dice Gabriella Palermo, membro di Zabùt, in apertura del pomeriggio culturale.

Cede la parola a Elio Di Piazza che affronta insieme ai presenti  l’esperienza storica dei moti di Palermo, cercando gli elementi che possono oggi essere ripresi e analizzati sotto una luce diversa.
«I moti del ’48 rappresentano un evento oscurato dalla storia, e chi meglio di noi palermitani può riscoprire i fatti e portarli a galla?» conclude Di Piazza.

Dopo i cenni storici e le riflessioni sui contrasti interni, è il momento di Giuseppe Scianò che offre un mirato approfondimento sul nazionalismo siciliano che i libri di storia non raccontano, e di come i siciliani abbiano lottato, vinto, chiesto e ottenuto.
«La Sicilia non è solamente la terra devastata e dominata, dobbiamo riappropriarci dell’identità celata da decenni di silenzio- sostiene Scianò- La Sicilia che lotta deve essere nei libri di storia; ci hanno sottratto la nostra storia, ci hanno raccontato miti che non ci appartengono. Il ’48 serve per avere una chiave di lettura di tutta la storia siciliana taciuta».

Al termine dell’incontro è dato spazio a riflessioni e pensieri personali, con la speranza che iniziative come questa possano aiutarci a riappropriarci dell’identità perduta di ‘siciliani combattivi’.

Il 12 gennaio 1848, giorno del compleanno del re Ferdinando II, i siciliani si sollevano contro il regno borbonico. A Palermo, all’alba di quel giorno il popolo in armi si raduna nelle piazze principali della città, al grido di “la Sicilia sarà sempre vittoriosa”, “viva i siciliani”. Molti soldati dell’esercito borbonico vengono disarmati, altri sequestrati o uccisi. I berretti dei militari uccisi e sequestrati vengono portati come trofeo fino alla piazza della Fieravecchia (oggi piazza Rivoluzione). Un incaricato del re che portava con sé 12 mila once, appena razziate ai contadini e ai pastori dell’entroterra, viene fermato ed espropriato del denaro illecitamente ottenuto. Si alzano barricate in tutta la città e si bloccano le comunicazioni telegrafiche. Diversi soldati si arrendono ai rivoltosi. Due giorni dopo, il 14 gennaio, il Comitato Generale dichiara decaduta la monarchia borbonica. Ha inizio in questo modo una delle pagine più significative della storia dell’indipendenza siciliana, che ha il suo apice nella formulazione di un nuovo Statuto intitolato “La Sicilia sarà sempre uno Stato indipendente.

Riguardo Gaia Butticè

Gaia Butticè
Nata ad Agrigento il 12/03/1991, vivo tra Favara e Palermo. Ho una laurea in Lettere e sono al momento iscritta al secondo anno di Filologia moderna e italianistica

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One comment

  1. Augusto Marinelli

    La decadenza di Ferdinando II e della sia dinastia dal trono di Sicilia fu dichiarata dal Parlamento generale di Sicilia il 13 aprile 1848. Il 14 gennaio si combatteva ancora per le strade di Palermo.

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