Home / #IoDicoLaMia / Riflessione su 40 metri di Capitale della Cultura che forse non ci meritiamo
capitale della cultura

Riflessione su 40 metri di Capitale della Cultura che forse non ci meritiamo

È bello ed è opportuno stare con gli occhi in sù perchè la storia delle città la fanno le pietre, e le pietre che stanno sopra le altre. Meglio: il passato utilizza le pietre come la più eloquente manifestazione di sé. Allora, girando ti imbatti in tantissime tracce, tutte di uomini di diversa epoca con diversi stili e diversi modi di colorare il mondo. Persino i fili di ferro per reggere le luminarie portano con loro una storia: quella delle tradizioni.

Incapacità del lettore, incapacità della lettura o incapacità dell’insegnante?
Dietro questa chiesa, San Giuseppe dei Teatini, a Palermo inizia la periferia. Sì a Palermo il centro è solo un punto, mentre il resto è periferia. Eppure chissà se mai qualcuno, che quella periferia la vive, si sia resto conto di questa bellezza, abbia fatto attenzione al discorso che gli avi provavano ad avviare. Chissà se queste due città, una di sontuosi monumenti l’altra di case sfondate dalle bombe della seconda guerra mondiale e mai ricostruite per volontà dello stato mafioso riescano a produrre nei limitrofi abitanti quel desiderio di alzare gli occhi e interrogarsi e dialogare.

Incapacità del lettore, incapacità della lettura o incapacità dell’insegnante?
Forse, occorre dire di più. Nell’arco di 40 metri si passa dai Quattro Canti, per la Chiesa di San Giuseppe ai Teatini, a piazza Pretoria e da questa, per la cappella di San Giuseppe dei Falegnami annessa alla facoltà di Giurisprudenza – un tempo convento dei monaci – uscendo dall’atrio, ci si imbatte nel balcone più bello di Palermo: con la Chiesa della Martorana e di San Cataldo, e di fronte, nel Teatro Bellini. Quanti degli aspiranti giuristi – futura classe dirigente – hanno fatto mai caso a tutto ciò? Hanno più ancora trovato la curiosità per varcare quelle mura? Gli studenti di Giurisprudenza vivono in quei pochi metri, immersi nella bellezza, ma questa domanda potrebbe aver come oggetto qualsiasi ragazzo che studia. Le risposte a questi interrogativi, per fortuna, oggi non hanno alcuna rilevanza. La avrà domani, quando a questa classe dirigente spetterà tutelare questi beni. Se riusciremo a farlo non lo faremo solo per noi. Lo faremo per chi ancora non riuscirà a dialogare con quelle pietre. Lo faremo per i nostri figli e per essere degni dei nostri avi.

Incapacità del lettore, incapacità della lettura o incapacità dell’insegnante?
Un’ultima riflessione non può che concernere quest’anno. Un anno nel quale viviamo la gioia di essere membra della Capitale della Cultura. Ma che senso ha esserlo se poi quest’anno non viene vissuto come un anno di grazia per vivere la città nella sua storia, nella sua arte? Se la città non riesce a farsi fabbrica permanente di Cultura? Forse che, più che anno della cultura, forse occorrerebbe chiamarlo anno del turismo, anno di input all’economia?
Forse questa città bella, profonda, dannata, immanente, altera non ce la meritiamo. Perchè non sappiamo scoprirla dietro le mura, nei vicoli, con le sue storie. E perchè noi che pure leggiamo, studiamo, e aspiriamo a essere la classe dirigente di questa terra non sappiamo comunicare tutta questa bellezza. No qui le generazioni dei nostri padri non c’entrano: il futuro è nostro. Quei monumenti sono nostri e solo a noi spetta il dovere di tramandarli, se li scopriremo.

E domani cosa sarà: incapacità del lettore, incapacità della lettura o incapacità dell’insegnante?

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

Check Also

giovani

Non è un paese per giovani. Non ancora.

“Occorre preparare il domani, perché l’orizzonte del futuro è il vero oggetto del confronto elettorale”. …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *