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Sicilian wine: arriva il vino vegano

Da sempre, la Sicilia si aggiudica autorevoli riconoscimenti per la produzione dei vini, molti dei quali sono dotati dei marchi Dop, Doc e Igp, sinonimi di bontà e alta qualità. Nonostante l’isola sia una delle regioni di più antica tradizione viticola (portata dai fenici nella Sicilia Occidentale), il processo di vinificazione ha continuato a maturare ed arricchirsi dal rapporto con culture diverse.

Da questo connubio nacque il famoso ed inimitabile Zibibbo (o Moscato di Pantelleria), la cui pratica agricola della coltivazione ad alberello è stata dichiarata, per la prima volta al mondo, patrimonio dell’umanità.

Molti vini hanno antiche e mitiche radici che, insieme alla loro unicità e particolarità, ne hanno rafforzato la fortuna. La nascita del Marsala si fa risalire all’arrivo del commerciante inglese Woodhouse che, nel 1773 insieme al suo equipaggio, bevve il vino locale che veniva fatto invecchiare in botti di legno di rovere. Proprio questo è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana.

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È intorno agli anni ’90 che iniziarono ad essere prodotti vini bianchi e rossi, con vitigni autoctoni e alloctoni, che hanno fatto e che continuano a fare della Sicilia una tra le regioni di maggiore qualità nella produzione vinicola. Tra i maggiori vitigni, si possono ricordare: Zibibbo, Grillo, Frappato, Perricone, Inzolia. Protagonista indiscusso è il Nero d’Avola, spesso utilizzato per il blending con vini internazionali come il Merlot, il Cabernet Sauvignon e soprattutto il Syrah. Tra le numerose case vinicole ai vertici del mercato nazionale, si possono citare Florio, Vini Corvo, Pellegrino, Planeta, Firriato, Tasca d’Almerita, Cusumano, Fazio wines e Donnafugata.

Nella guida ai vini d’Italia 2016, L’Espresso ha premiato con 18/20 ben sette vini siciliani, con 18.5/20 altri due, e con 19/20 il Marsala Vergine Baglio Florio 2002 e il Marsala Vergine Riserva 1988 De Bartoli Marco.

Un altro riconoscimento importante è arrivato dal Gambero Rosso che, tra i premi speciali dei vini d’Italia 2016, mette sul podio l‘Etna Rosso Vigna Barbagalli ’12 dell’azienda Pietradolce, come rosso dell’anno. Tra i vini premiati se ne contano venti siciliani, tra cui due Cerasuolo di Vittoria, cinque Etna Rosso e uno Bianco, e un nero d’Avola.

Al Vinitaly hanno trionfato vari vini nostrani su oltre 2700 campioni di vini iscritti e provenienti da 27 nazioni. Per questa edizione di 5 Star Wines 2016, tra i “Trofei 2016”, quello di Miglior vino bianco è andato a Chara, Terre Siciliane Bianco Igp 2015 di Feudo Disisa (Palermo), con 94 punti. Altra innovazione riconosciuta ufficialmente al Vinitaly 2016 che tocca la Sicilia, è quella della cantina Firriato, la prima a produrre vino vegano. Questo prodotto non contiene infatti ingredienti o coadiuvanti di origine animale, né è segnato da alcuna contaminazione con elementi e materie che andrebbero contro la dieta vegana.

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Un’importante scoperta scientifica che porterebbe prestigio e vantaggio, anche per l’economia isolana, ha rilevato che il vino rosso siciliano fa bene alla salute, in quanto l’uva a bacca rossa nostrana possiede delle funzioni cardioprotettrici. Tali qualità dell’uva, sono dovuti alla presenza genetica di sostanze che svolgono una funzione preventiva su malattie del sistema cardiovascolare e sui tumori. Un uso consapevole e moderato del vino rosso siciliano aiuterebbe, quindi, grazie alle sue qualità benefiche, a mantenere un buono stato fisico.

Tra bianchi rinomati e rossi valorizzati, tra vini liquorosi, dolci o secchi, lisci o frizzanti, le intense note mediterranee avvolgono, sublimano e soddisfano tutti i palati. Grazie alla sapiente esperienza, fatta di tradizione e innovazione, e grazie anche alla buona terra e al clima, si è in grado di creare un prodotto competitivo sul mercato che potrebbe essere maggiormente valorizzato per rendergli il giusto tributo in ambito nazionale e internazionale.

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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