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Investire sugli immigrati non è solo la cosa giusta da fare, ma anche quella intelligente, l’appello dei sindaci di Parigi, Londra e New York

Notizia di pochi giorni fa, uscita su Repubblica, la lettera tradotta da Fabio Galimberti, di tre sindaci: Bill De Blasio, Anne Hidalgo e Sadiq Khan, i sindaci di New York, Parigi e Londra. Perché tre personalità di tale calibro dovrebbero scrivere una lettera, una lettera che ha avuto una risonanza impressionante, edita dal New York Times? Torna al centro del dibattito la questione immigrazione ma questa volta in maniera sorprendente. Perché al contrario della politica di chiusura adottata da molti leader politici, questi tre sindaci ribadiscono prepotentemente che “i nostri immigrati sono la nostra forza“. Non è facile in un momento storico come questo sostenere quanto detto. Anzi non è per niente facile, anzi è del tutto incomprensibile a quanti vedono negli immigrati potenziali terroristi. Ma poi gli immigrati puzzano, sono ingrati, violentano le donne, fanno confusione di notte nelle piazze, rubano bambini e saccheggiano le case… Chi li vuole questi stranieri?

I leader mondiali si sono riuniti a New York in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e all’ordine del giorno c’è la crisi dei profughi che ha raggiunto apici inarrestabili. C’è bisogno di risposta, di una risposta efficace a una crisi umanitaria sempre più drammatica e preoccupante. I tre sindaci dunque, sostengono che “è sbagliato dipingere le comunità di immigrati o profughi come radicali e pericolose“.

Dobbiamo continuare a perseguire un approccio inclusivo all’insediamento dei profughi, per contrastare l’onda crescente di dichiarazioni xenofobe in tutto il mondo, che serviranno solo a emarginare ancora di più le nostre comunità di immigrati senza renderci in alcun modo più sicuri“. Il punto è proprio questo: la crescente ostilità nei confronti di questa minoranza non garantirà alcuna sicurezza da attentati e violenze. Non sarà di certo riportando profughi e immigrati al loro paese che vinceremo la guerra al terrorismo o la lotta alla violenza.

I tre sindaci continuano esortando i leader mondiali a “garantire un soccorso e un rifugio sicuro ai profughi in fuga dai conflitti e ai migranti in fuga dalla miseria, sostenendo coloro che già operano in questo senso”. Dal canto loro, a tutti è chiesto di fare la propria parte. New York, Londra e Parigi si impegnano a “continuare a battersi per l’inclusività, attraverso programmi e servizi che aiutino tutti i residenti, incluse le tante comunità di immigrati, a sentirsi ben accolti, in modo che ogni residente possa sentirsi parte delle nostre grandi città”.  Riportano alcuni esempi concreti per avvalorare la propria tesi. Per esempio già a New York e Parigi sono attive carte d’identità comunali che “hanno migliorato notevolmente il senso di appartenenza fra gli immigrati e hanno consentito un maggiore accesso a servizi come conti bancari e indennità per veterani, e a risorse comunali come biblioteche e istituzioni culturale”. Programmi come questi che includono queste minoranze, rendono certamente più sicure le città, perché “gli immigrati e i profughi sanno di essere inclusi e riconosciuti dalle amministrazioni pubbliche”.

Investire sugli immigrati non è solo la cosa giusta da fare, ma è anche una cosa intelligente“. Infatti “i rifugiati e gli altri residenti nati all’estero portano con sé competenze importanti e aumentano la vitalità e la crescita di economia locali e la loro presenza da molto tempo porta beneficio alle nostre città”. Un esempio pratico di questa vitalità economica arriva da New York dove “quasi metà dei proprietari di piccole imprese sono immigrati che contribuiscono a pagare le tasse e creano altri posti di lavoro per il resto dei newyorkesi”.

In conclusione, questo bellissimo messaggio di speranza e di pace termina dicendo che ” le nostre città sono in prima linea per aiutare chi fugge da violenze e persecuzioni, a entrare in contatto con servizi fondamentali, spesso vitali per la sopravvivenza“. L’insegnamento più grande arriva da Parigi che, sebbene più volte provata da episodi di violenza di una certa drammaticità, continua a credere in questa opportunità e adotta questa linea politica. Non a caso, come dicono gli stessi sindaci, è la prima ad aver aperto un centro profughi nel cuore della città. Anche Londra fa la sua parte. Infatti “l’anno scorso i suoi distretti amministrativi hanno fornito supporto a oltre mille bambini richiedenti asilo non accompagnati e il governo sta elaborando nuovi metodi per lavorare insieme alle comunità e offrire supporto ai rifugiati”.

“Le politiche che abbracciano la diversità e promuovono l’inclusione sono efficaci. Ci appelliamo ai leader mondiali perché adottino uno spirito analogo di accoglienza e di collaborazione. Le nostre città sono unite in questo appello all’inclusività: è parte della nostra identità di abitanti di città ricche di diversità e prosperità”.

Una lettera che fa riflettere e apre uno spiraglio di luce che dovrebbe indurre molti a rimettere in discussione le proprie convinzioni, spesso influenzate da una mentalità bigotta, ignoranza e una cattiva informazione.

Riguardo Maria Eleonora Palma

Nata a Vittoria il 24 novembre 1993, frequento il corso di laurea in architettura presso il Polo didattico distaccato di Via Quartararo ad Agrigento. Ho pubblicato un libro nel 2015 dal titolo "Anche i porcospini possono volare", Algra Editore. Da quattro anni scrivo anche per Liveunict.

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