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La dura vita di un povero studente pendolare in un giorno di pioggia

Capita ogni tanto che verso la fine di novembre i palermitani, alzando lo sguardo verso il cielo, con stupore fanciullesco assistano ad un fenomeno strano: la caduta di gocce d’acqua comunemente chiamata pioggia. Un fenomeno insolito in terra di Trinacria che non può non lasciare interdetti e sgomenti. E così accade che il traffico vada in tilt, che scoppino le fogne, che le linee del tram appena realizzato si allaghino e si trasformino in piccoli fiumiciattoli – altro che il fiume Oreto! Se ad essere risucchiato in questo caos è un pendolare le conseguenze sono a dir poco tragicomiche.

Prendiamo uno studente universitario che, finite le lezioni – stanco e un po’ stressato per gli esami in arrivo – decide di tornare nel suo paese. Pranzo veloce alla mensa del San Saverio, treno e in un’ora dovrebbe essere a casa. Ma non ha fatto i conti con quello strano fenomeno di cui sopra. Tutto cambia a Palermo in un giorno di pioggia. Ed è così che il nostro povero studente pendolare, dopo aver scansato i venditori di ombrelli, arriva trafelato e bagnato dalla testa ai piedi alla stazione e rimane paziente ad aspettare insieme ad altre decine di suoi simili che arrivi il treno. Passa il tempo ma tutto tace. L’altoparlante non dice nulla, il tabellone neanche, tutti si guardano in faccia, c’è chi sbuffa, qualcuno più intraprendente cerca informazioni da qualcuno che potrebbe saperne di più. “La stazione di Notarbartolo è completamente allagata. Non funzionano neanche le linee elettriche”, è il responso lapidario di un dipendente, “ma che razza di Paese è quello in cui per due gocce di pioggia si allaga una stazione?”. Senza poter rispondere all’interessante quesito del suo interlocutore, il nostro pendolare si ritrova a dover scegliere in fretta cosa fare. Ogni frangente può cambiargli la giornata. Deve studiare tantissimo per l’esame, non può rimanere imbottigliato a Palermo! Aspettare che ripristinino la tratta? No, meglio optare per un altro mezzo di trasporto, l’autobus.

E così eccolo che corre verso la biglietteria, me mentre sta ancora comprando il biglietto, l’autobus che doveva portarlo a destinazione gli passa dinanzi. “Quando arriva il prossimo?”, chiede speranzoso al bigliettaio. “In teoria fra 20 minuti, ma con questa pioggia… chissà!”. Crollate le sue speranze, il nostro pendolare ormai in stato confusionale avanzato decide di raggiungere un’altra fermata per prendere un altro autobus che gli consenta di prendere un pullman. Saltando da una pozzanghera all’altro, ormai fradicio, lottando contro il vento perché non gli strappi l’ombrello, dopo una mezz’oretta finalmente il pendolare è su un autobus stracolmo di gente che cammina a passo d’uomo nel traffico palermitano.

Insomma, alla fine il nostro povero amico, tra uno starnuto e l’altro, ormai stravolto, dopo aver cambiato due o tre mezzi, avendo perso completamente la cognizione del tempo e dello spazio, finalmente salto a bordo dell’ultimo mezzo di trasporto pubblico e assapora l’ultimo tratto di strada che lo separa dalla sua petrosa Itaca. Dopo chissà quante ore termina l’odissea moderna del povero studente pendolare in una giornata di pioggia. Arrivato a casa è ormai troppo tardi per poter studiare. Meglio farsi una risata amara su facebook con la foto della corsia del tram trasformata in una via d’acqua solcata da una romantica gondola veneziana.

Tratto da una storia vera…

di Eliseo Davì

 

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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