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Lettera di Obama al suo successore

A pochi giorni dal voto in America, giorno 8 novembre 2016, la lettera di Barack Obama  pubblicata qualche giorno fa da “The economist newspaper limited”, delinea le priorità da seguire in futuro: risuona come un testamento politico nel quale si evidenziano i limiti di uno Stato fortemente liberista. L’assenza di uno Stato sociale comporta da un lato una pressione fiscale più bassa, ma dall’altro una minore erogazione di servizi pubblici. Infatti, caratteristica propria di uno Stato liberista è il lasseiz-faire ( il non intervento dello Stato), il che può comportare che le classi più indigenti non trovano garanzia nel fruire di servizi essenziali per la loro stessa esistenza.

Una delle esternalità negative cagionate dalle politiche economiche capitaliste ed affermate dal presidente americano, è proprio la disuguaglianza: “La realtà di oggi è caratterizzata proprio da questo paradosso. Il mondo gode di una prosperità mai sperimentata, eppure le nostre società sono afflitte da incertezze e disagio. L’alternativa è ritirarsi all’interno o spingere avanti, consapevoli che la globalizzazione può comportare disuguaglianza, impegnandoci affinché l’economia globale funzioni meglio per tutti, non solo per chi sta al vertice… Le economie hanno maggior successo quando si abbassa il divario tra ricchi e poveri e la crescita si realizza su base ampia. Un mondo in cui l’1 per cento dell’umanità controlla una quantità di ricchezza pari al restante novantanove per cento non avrà mai stabilità. Le forbici tra ricchi e poveri non sono una novità ma, proprio come un bambino da una baraccopoli può vedere i grattacieli attorno, la tecnologia consente a chiunque possiede uno smartphone di vedere come vivono i privilegiati”. 

Continua Obama: “Come diceva Abramo Lincoln «Vogliamo consentire al più umile degli uomini le stesse possibilità di arricchirsi di chiunque altro», la disuguaglianza costituisce un problema. Gli economisti hanno elencato molte cause per l’aumento della disuguaglianza: la tecnologia, l’istruzione, la globalizzazione, il declino dei sindacati e il calo del salario minimo”. Paradossalmente quindi il fatto che il capitalismo crei una logica per cui tutti possiamo avere gli stessi strumenti tecnologici costituisce un’uguaglianza effimera o, meglio, di apparenza; la globalizzazione perciò spinge verso un appiattimento delle esigenze, tendendo ad uniformarle ed il soddisfacimento di queste esigenze ha ovviamente un costo effettivo maggiore per chi meno ha, da qui l’impoverimento e la disuguaglianza.

Nonostante la presa di consapevolezza di quanto detto, il presidente Usa punta ad una maggiore integrazione dei mercati con l’UE, vedendo con favore la possibile conclusione del TTIP, anche se per noi italiani, ciò comporterebbe un abbassamento degli standard qualitativi delle merci. Infine, il Presidente arriva alle conclusioni, dicendo: “un’economia di successo dipende anche dalla capacità di offrire opportunità lavorative importanti a tutti quelli che cercano un lavoro…l’America dovrà continuare a impegnarsi per lavorare insieme a tutte le altre Nazioni e costruire economie più solide e prospere per tutti i nostri cittadini nelle generazioni a venire”.

(La traduzione della lettera è stata realizzata da Emilia Benghi e Fabio Galimberti).

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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