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Studio o lavoro? Esperienze

La morsa stringente della crisi continua a decimare gli iscritti alle università, in particolare quelle del Sud Italia. Tasse sempre più gravose, sussidi economici ulteriormente ristretti, lavori precari che si accompagnano allo scarso regime meritocratico, portano molte famiglie a prendere la dura decisione di non far proseguire gli studi ai figli.

Sembra appartenere ad un mondo remoto il racconto di tutti quei padri che, soddisfatti, ricordano come i sacrifici propri e dei genitori abbiano permesso loro di ottenere una laurea ed entrare così nel mondo competitivo del lavoro. Un “once upon a time” che si conclude con una chiamata o un concorso superato a poche settimane di distanza dalla fine degli studi accademici, con grande orgoglio familiare e vasto riconoscimento popolare.

A meno di trent’anni di distanza, invece, le loro progenie si trovano davanti ad un bivio. Iniziare il proprio percorso universitario e dirigersi verso un futuro incerto, o immettersi nel mondo del lavoro accantonando le proprie ambizioni? Alcuni scelgono una via intermedia, proseguendo gli studi e tentando di carpire quelle (poche) possibilità di lavoro per acquistare un po’ di indipendenza economica. D’altronde, in media stat virtus e, forse, è proprio questa la scelta più ottimale per non rischiare di uscire dall’università come uno dei tanti in possesso di una laurea e senza un giorno di esperienza lavorativa.

Se già trovare una occupazione sia un’impresa, trovarne una da poter conciliare con lo studio è ancora più complesso. Motivo per cui, molti studenti cercano lavori stagionali in località di mare, in pizzerie, in campagna. Altra possibilità è quella di reinventare se stesso e creare qualcosa di nuovo, o tentare di sfruttare al massimo le proprie capacità, tentando di allargare il proprio orizzonte e iniziare a costruire le basi per il futuro.

IoStudio ha dato la parola a tre giovani studenti che hanno raccontato le ansie e i traguardi, come e perché hanno scelto di svolgere un lavoro in parallelo alle lezioni e agli esami accademici.

Francesco, neo laureato in ingegneria: «Qualche estate fa, ho partecipato alla mini-naja per conoscere il mondo dell’esercito e magari intraprendere questo percorso. Non l’ho trovata molto utile perché i posti per l’esercito non bastano per tutti ed escludono i partecipanti semplicemente sottoponendoli a test psicologici. È stata comunque un’esperienza ma non sono riuscito a conciliarla con lo studio. Adesso sono laureto, cerco lavoro in aziende del mio settore ma lavoro nel settore commerciale a Milano. In realtà, a Palermo potrei studiare senza lavorare ma siccome ho deciso di specializzarmi al nord, non ritengo giusto far gravare la mia scelta imponendo dei sacrifici alla mia famiglia».

Una studentessa di lettere, Anna, ha così raccontato la sua esperienza lavorativa: «È da quattro anni che insegno danza, partecipo a vari progetti sempre in quest’ambito e ho anche lavorato al teatro Zappalà per qualche periodo. La mia è una grande passione che cerco di coltivare. La nota positiva è che riesco a trovare varie opportunità che mi incoraggiano a continuare. Per ora lavoro part time perché devo laurearmi, spesso studio la notte e sempre nel fine settimana. Sono consapevole che il mio non è un lavoro con cui potrei mantenermi e anzi ho rallentato il normale svolgimento della vita accademica. Però penso anche che avrò più possibilità con la danza che con la laurea, che purtroppo spesso in Italia è sprecata. Per questo guardo al di là, nella speranza di trovare qualche sbocco occupazionale».

Florio, studente di scienze motorie: «Ho svolto molti lavori da quando studio all’università. Ho lavorato come fabbro, restauratore, in campagna. Anche se volevo un po’ di indipendenza, è andata bene perché continuavo a vivere a casa a spese dei miei genitori. Il lavoro mi ha tolto molto tempo per lo studio. Sto sui libri la sera, anche se sono stanco. Purtroppo questi lavori sono mal pagati, vengono richieste parecchie ore lavorative e, a livello burocratico, risulto disoccupato perché non vengo messo in regola. È difficile trovare lavoro e spesso i giovani sono sfruttati. Cerco di alternare questa esperienza con lo studio ma forse sarebbe meglio fare una scelta netta, in quanto mi sento di non dare abbastanza su entrambi i fronti».

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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