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19 luglio 2016

Via D’Amelio, Salvatore Borsellino: ”Non siamo qui per piangere. Paolo è vivo”

Sono passati ventiquattro anni dalla strage di via D’Amelio, tanti i depistaggi, tanti i processi. L’unica certezza che abbiamo oggi? Non conoscere la verità di quel 19 luglio 1992, non conoscere i mandanti.

‘’Speriamo che cambi il vento’’, organizzato dal Movimento delle Agende Rosse, ha consentito anche quest’anno di poter ricordare la strage di via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino con gli uomini della scorta.  Qualche istante prima del minuto di silenzio, dal palco di via D’Amelio, è intervenuto Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, volendo sottolineare a tutti i presenti che ‘’noi non siamo qui per piangere, anche se hanno smembrato il corpo di Paolo Borsellino, mio fratello è vivo insieme ad Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo ed Eddie. Li hanno uccisi ma così facendo li hanno resi invincibili, un pezzo di ciascuno di loro è dentro di noi”. Poi ha parlato del pm Nino Di Matteo: “Sta subendo il trattamento riservato a chi combatte per la giustizia e la verità. Ma saremo noi il vento che vuole cambiare le cose. Non aspetteremo che il vento cambi da solo”.

Alle 16.58, uno dei bambini della Casa di Paolo, voluta un anno fa da Salvatore Borsellino (lì dove era la casa e la farmacia di famiglia) ha iniziato a scandire i nomi di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina.

Sul palco si sono susseguiti gli interventi degli agenti di scorta sopravvissuti come Antonio Vullo, l’unico a salvarsi quel maledetto 19 luglio: ”Abbiamo messo la nostra vita nelle mani dello Stato, ma il nostro cuore andava a Paolo – ha detto – credevamo che sarebbe riuscito a liberarci da questo male che attanaglia la nostra città, ma purtroppo da ventiquattro anni sentiamo dire dallo Stato ‘sconfiggiamo la mafia’. Non hanno mai dato un senso a questa frase -ha concluso – è importante che ci diano un segno e una verità. Abbiamo bisogno di sapere cosa è successo”.

Dal palco hanno preso parola anche Vincenzo Agostino, padre di Nino, ucciso insieme alla moglie Ida, ’’sono 27 anni che cerco la verità; Salvatore, come tu cerchi l’agenda rossa, io cerco gli appunti che mio figlio ha lasciato dentro l’armadio e che qualcuno ha fatto sparire” e il fratello di Peppino Impastato, Giovanni Impastato continua ‘’quelle persone che hanno operato il depistaggio sul caso di Peppino hanno fatto tutti una splendida carriera mentre invece molte delle persone che hanno cercato la verità sono stati uccisi uno dopo l’altro”.

Riguardo Manfredi Cavallaro

Studio presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Ho collaborato con ''L'Ora''.

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