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http://www.acquabenecomuneverona.org/2010/02/acea-spa-va-in-mano-ai-privati/
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Acqua pubblica in Sicilia. Utopia o realtà?

Sono passati ormai più di quattro anni da quando il popolo del Bel Paese, tramite due referendum, si è espresso chiaramente in merito all’annosa questione dell’acqua. Circa 27 milioni di italiani il 12 e il 13 giugno 2011, con una percentuale del 95%, ha detto no alla privatizzazione delle società che spesso, per conto degli enti locali, gestiscono la rete e la distribuzione idrica. Una posizione chiara e netta sulla direzione di un bene essenziale su cui non si devono fare profitti e in cui le risorse vanno amministrate seguendo principi di equità e giustizia sociale. Tuttavia, per molto tempo, gran parte delle istituzioni, aziende e poteri economici, hanno evitato l’applicazione del referendum. Da quando le competenze in tale ambito sono passate all’Autorità per l’energia elettrica e il gas, è stato varato un metodo tariffario in cui compare una nuova voce: “rimborso degli oneri finanziari”. Il Forum dei movimenti per l’acqua ha considerato questa formula come un “tutto cambia affinché nulla cambi”, poiché permetterebbe ai gestori di continuare a percepire gli utili.

La situazione peggiore è, purtroppo, al Sud in cui la rete idrica perde il 50% dell’acqua che trasporta. Gli sprechi non riguardano solo la condotta degli utenti ma anche, e soprattutto, la dispersione di acqua lungo la rete di distribuzione dovuta al pessimo stato in cui versano le condutture. Ci sono, inoltre, zone sprovviste di un sistema fognario ed è stata registrata una grave carenza di depuratori.

http://www.ecoo.it/
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La Sicilia registra un alto tasso di privatizzazione e speculazioni sull’acqua. Basti ricordare la triste vicenda di pochi mesi fa che vide come protagonista Messina, rimasta a secco per venti giorni quando invece l’uso della condotta dell’Alcantara avrebbe potuto risolvere il problema. Ciò non fu possibile perché la società mista Siciliacque Spa è in rotta ormai da anni con l’amministrazione per il mancato pagamento di vecchie forniture, cifra che ammonta a 8 milioni. Oppure, si può pensare alla situazione di Siracusa, in cui la gestione dell’Ato è finita in un’inchiesta per estorsione. A Caltanissetta, i magistrati hanno evidenziato valori altamente inquinanti e tracce di metalli pesanti nelle acque dei torrenti del capoluogo (inchiesta “Acqua pulita”). Nella provincia di Agrigento si vive, invece, una dicotomia caratterizzata da una diversa opinione sulla gestione delle forniture idriche, che vede alcuni comuni propendere per una gestione privata, altri per una pubblica. Più volte è stato reso noto come una famiglia in cui il servizio è in mano ai comuni, paghi circa la metà di paesi come Sciacca o Siculiana, in cui la fornitura idrica è gestita da Girgenti Acque. Tuttavia, anche in questi territori, si sarebbero verificati casi di inquinamento. Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa hanno registrato una presenza di batteri fecali di cui Siciliacque ha negato l’esistenza, mentre Girgenti Acque ha assicurato che tale problema si sia verificato nelle condutture non di sua pertinenza.

Si augura che il parere della popolazione venga rispettato senza giri di boa che peggiorano ulteriormente la confusione e la legittima mancanza di fiducia dei cittadini verso le istituzioni, le quali troppo spesso convivono o mantengono situazioni poco trasparenti che comunque peggiorano la qualità di vita della cittadinanza su un piano economico e sanitario. In particolar modo, si auspica chiarezza verso i fruitori di un bene inalienabile e insostituibile, oltre che salatamente pagato, quale è appunto l’acqua.

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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