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Et in arcadia ego
Articolo a cura di Marta Cianciolo, video a cura di Emanuela Chinnici

“Et in Arcadia Ego. Uno studio sul caso Petrosino”. A Palermo lo spettacolo sulla vita del poliziotto ucciso dalla mafia

Giovedì 20 Ottobre, alle ore 21, presso il Museo Internazionale delle Marionette, verrà messo in scena lo spettacolo teatrale per la regia di Rinaldo Clementi dal titolo “Et in Arcadia Ego. Uno studio sul caso Petrosino”, basato sullo scritto di Anna Maria Corradini “L’Omicidio di Joe Petrosino. Misteri e rivelazioni”.

L’iniziativa è realizzata dall’Ersu Palermo e dall’Associazione Joe Petrosino Sicilia attraverso il progetto di Leva Teatrale aperto agli studenti universitari (www.associazionejoepetrosinosicilia.com). IoStudio è media partner dell’iniziativa.

Lo spettacolo si propone come una rivisitazione della vita e della morte del poliziotto ucciso dalla mafia a Palermo il 12 Marzo del 1909, creando dei collegamenti con la tradizione letteraria più classica.

L’azione scenica, che si apre con un percorso investigativo, parte dall’evento della morte del poliziotto e presenta i personaggi più vicini ai suoi ultimi momenti che ne descrivono la vita. L’atto conclusivo è affidato unicamente al gesto, all’espressione del volto, ai movimenti del corpo, alla danza e al canto attraverso due pantomime.

La rappresentazione ha inizio con un’immagine particolarmente cruda che richiama perfettamente l’idea della violenza e dell’istintualità, alla base del gesto che ha portato Petrosino alla morte: viene messo in scena un atto di cannibalismo, preceduto da scene di violenza fisica. In questo modo, si sottolinea l’idea di sopraffazione che spesso delimita la mente umana.

Le dinamiche che conducono al compimento del destino del poliziotto sono già state viste in passato, tanto che il regista l’ha sapientemente ricollegato ad una delle opere letterarie più famose della letteratura italiana: “I promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. La logica dei Bravi, l’utilizzo della violenza per incutere timore e mostrare il loro potere, è tipico del pensiero mafioso ed è perfettamente radicato nella tradizione criminale.

Infine, lo spettacolo si chiude con un’azione struggente: l’ultimo saluto della moglie Adelina al marito. Anche qui, la scena ha un sapore classico e richiama la tragica separazione tra Ettore e Andromaca descritta da Omero nell’Iliade. Gli attori incanteranno il pubblico con un canto che sembra quasi un pianto doloroso e che si ispira ad una ninna nanna cantata dalle madri ai propri figli lungo il cammino di Auschwitz.

L’azione diviene un interessante viaggio tra le corde più nascoste dell’animo umano.

Di seguito il manifesto dello spettacolo.

manifesto-spettacolo-web

 

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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