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Per Cecil.

La caccia sarebbe uno sport bellissimo, se anche gli animali avessero il fucile – Groucho Marx.

 Cecil è morto. L’esemplare di leone, ucciso intorno al primo luglio, era ritenuto un simbolo dello Zimbabwe e dal 1999 i suoi spostamenti erano monitorati dai ricercatori dell’University of Oxford attraverso un gps.

 L’assassino è vivo. Walter Palmer, dentista americano di cinquanta cinque anni, è accusato di aver ucciso il simbolo del parco nazionale Hwange, durante una battuta di caccia “non autorizzata”.

 “Ignoravo totalmente che il leone fosse conosciuto e fosse il preferito del parco”. Si è scusato così Walter Palmer, sempre che queste parole, poco sentite, possano essere considerate scuse, sembrano in effetti scusanti più che scuse, ammesso che il dentista, con troppo tempo libero, con troppi soldi e con ben poca accuratezza nello spenderli, sia effettivamente pentito del fatto commesso.

 L’animale, che viveva all’interno di un’area naturalistica protetta, è stato attirato con un’esca al di fuori dei confini protetti per essere prima ferito, con una freccia e del veleno, e poi essere finito con un fucile dopo 40 ore di agonia. Il corpo di Cecil è stato trovato fuori dalla riserva, scuoiato e decapitato, perché diciamolo, arredare una casa con semplici mobili, quadri e tappeti non va più di moda.

 I “trofei” sono stati poi confiscati dalle autorità.

 Quindi, al dentista del Minnesota, la sola uccisione di Cecil non è bastata; dopo aver ferito il leone con una freccia, è iniziato il divertimento del cacciatore che, sempre per eccessivo tempo libero, ha braccato per oltre quaranta ore il leone ferito, prima di trovarlo e ucciderlo, in uno scontro impari, con un colpo di fucile.

 Il turista, che avrebbe pagato fino a 50mila dollari per organizzare la spedizione (e qui torna il problema del discutibile uso del denaro), ha attribuito la colpa alle due guide locali che non lo avevano informato della situazione.

Forse si è trattato di un problema di comunicazione, (avrebbe potuto spendere 50 mila dollari per imparare la lingua), o forse, dopo che paghi 50 mila dollari a due guide turistiche, poco importa quello che dicono.

Nella vicenda risulterebbe coinvolto anche il cacciatore professionista Theo Bronkhorst.

“Non sapevo nemmeno che avesse sul corpo il segnalatore e fosse oggetto di studi prima della fine della caccia”, ha aggiunto Palmer, che era già stato condannato in passato per avere sparato a un orso nero in Wisconsin, e ha annunciato le sue scuse in un comunicato dopo l’identificazione da parte delle autorità dello Zimbabwe. “Sono profondamente rammaricato per la morte di questo leone. Adoro e pratico con responsabilità questa attività, sempre nel rispetto della legalità“, ha chiarito nella nota Palmer. (E l’immagine che segue ce lo conferma.)

Fonte: www.lifegate.it
Fonte: www.lifegate.it

 Peccato che, in una nota congiunta, la Zimbabwe national parks and Wildlife authority e la Safari operators association hanno evidenziato che si è trattato di un atto contrario alla legge perché il proprietario della fattoria, in cui è avvenuta l’uccisione, non aveva un regolare permesso di caccia.

 “La morte di Cecil non è una tragedia solo per lo Zimbabwe, ma anche per i suoi sei cuccioli – ha affermato Johnny Rodrigues, a capo della Zimbabwe Conservation Task Force – i leoni maschi che tenteranno di conquistare le tre leonesse di Cecil non permetteranno mai che essi restino in vita”.

Una crudeltà che questo leone, considerato davvero mansueto, non si meritava di certo.

 

Fonte: www.greenme.it
Fonte: www.greenme.it

Intanto in rete esplode la protesta. Su Petition Site è stata lanciata una petizione online che chiede giustizia e si appella al presidente Mugabe affinché fermi i permessi di caccia che consentono ai turisti di dedicarsi a questa attività: in poche ore ha già raggiunto quasi 300mila firme.

Firma qui la petizione per chiedere giustizia per Cecil.

 Anche sui social network, Twitter in particolare, sono migliaia i post di indignazione degli utenti, non solo attivisti, e l’hashtag #CecilTheLion è arrivato in testa agli argomenti di tendenza.

 Inoltre, centinaia di manifestanti assediano il suo studio odontoiatrico, esprimendo sdegno per la sua impresa, tanto che Palmer è stato costretto a sospendere la sua attività, consigliando ai pazienti di rivolgersi altrove.

Anche la pagina web dello studio dentistico di Palmer è stata inondata da insulti da attivisti e utenti del web indignati per l’accaduto, e volantini e biglietti ingiuriosi sono stati recapitati sulla porta d’ingresso dello studio. 

 Palmer e i complici rischiano fino a 15 anni di carcere.

 Non che questo possa fermare una delle attività più spregevoli praticate dall’uomo, ma perlomeno potrebbe risolvere il problema riguardante l’eccessivo tempo libero a disposizione del Dr. Palmer.

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
27 anni, di Palermo, Laurea Magistrale in Giurisprudenza.

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