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In vigore una legge contro lo spreco alimentare

Il suolo è utilizzato per produrre cibo di cui una grande quantità è sprecata, a discapito del suo successivo smaltimento che ha dei costi onerosi. Suolo, acqua e biodiversità sono sfruttati con un dispendio economico di circa 143 miliardi di euro all’anno nell’UE per la produzione di cibo che non verrà utilizzato. Questa sovrapproduzione di prodotti alimentari costituisce un problema se pensiamo che ogni anno nel mondo 250 mila miliardi di litri d’acqua e 1,4 miliardi di ettari di suolo vengono utilizzati per produrre cibo che non verrà consumato.

Per affrontare questo problema, già a febbraio e per la prima volta in Francia, è stata approvata una legge contro lo spreco alimentare che obbliga le grandi organizzazioni che si occupano di commercializzazione di prodotti alimentari di cedere l’invenduto alle organizzazioni caritatevoli, altrimenti prevista una pena pecuniaria fino a 75mila euro o la reclusione fino a due anni.

Sulla scia della legge approvata in Francia, anche in Italia da oggi  14 settembre sarà in vigore la legge 166/2016, presentata dalla deputata Maria Chiara Gadda, per contrastare lo spreco alimentare per ciascuna delle fasi di produzione, distribuzione, trasformazione e somministrazione di prodotti alimentari. Tale provvedimento favorirà il recupero di prodotti alimentari e farmaceutici non utilizzati ai fini della solidarietà sociale, contribuirà a limitare gli impatti negativi sull’ambiente cercando di riciclare i prodotti, estendendone il ciclo di vita ma anche coinvolgendo il campo della ricerca sul packaging intelligente antispreco, contribuirà a ridurre la quantità di rifiuti. Nel caso in cui i prodotti non siano in condizioni di igiene sufficienti essi saranno ceduti agli animali o destinati al compostaggio.

Rispetto alla Francia, la legge italiana non prevede penalizzazione, ma punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica delle procedure per la raccolta e la donazione e uno sconto per attività commerciali sulla tassa dei rifiuti, una riduzione della TARI proporzionata alla quantità dei beni e dei prodotti donati e non venduti. Chi dona l’invenduto in buono stato di conservazione, dovrà fare una dichiarazione consultiva a fine mese solo nel caso l’importo della donazione superi i 15.000 euro.

Tale provvedimento responsabilizzerà attori economici e consumatori affinché il cibo sprecato venga recuperato e non messo alla stregua di un rifiuto, ma considerato come un dono. Un dono che si calcola possa arrivare a circa 7 milioni di pasti al giorno per indigenti, se tutti gli esercizi commerciali italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze alimentari.

Riguardo Ylenia Nasti

Ylenia Nasti
Laureata all’Università di Palermo. Amo i libri, i paesaggi e la cucina siciliana

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One comment

  1. Speriamo che smuova qualche coscienza.lo spreco,sopratutto nella ristorazione, è veramente indecente.

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