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Torre di Capo Rama
Torre di Capo Rama

Alla scoperta delle torri di avvistamento della costa palermitana con uno studente Unipa

Nell’ambito degli eventi organizzati all’interno della mostra “Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia”, la Soprintendenza del Mare, in collaborazione con SiciliAntica, con l’associazione Guide Turistiche, A.T.C. l’Associazione che viaggia, Amici della Soprintendenza del Mare e Guide Turistiche Associate Palermo, ha organizzato una visita guidata alle torri di avvistamento che difendono la costa del Palermitano. La manifestazione, che si è svolta venerdì 3 marzo, è stata coordinata da Sebastiano Tusa,  Alessandra De Caro ed Alfonso Lo Cascio.

fabrizio giuffrè
Fabrizio Giuffrè

A fare da Cicerone è stato Fabrizio Giuffrè, 21 anni, studente presso la facoltà di architettura dell’Università di Palermo, che da anni studia le torri del palermitano. “Le torri vennero costruite per fronteggiare le invasioni dei pirati barbareschi a seguito della caduta dell’impero romano d’Oriente, avvenuta nel 1453, per contrastare le invasioni dei turchi, che cercavano di risalire la penisola fino a Roma”, ha spiegato Giuffrè. La prima tappa del tour nella storia è stata Isola delle Femmine, nel cui territorio si ergono ben due torri, quella di terra e quella dell’isolotto. “La torre di terra venne realizzata per difendere il tratto di costa e ricollegarsi visivamente con le altre torri del litorale”. La torre di terra ha una forma cilindrica, ma presenta caratteristiche comuni a molte altre torri: è costituita una parte basamentale destinata a cisterna; poi troviamo un piano superiore, coperto da una volta, da cui, attraverso un sistema di scale, si può giungere alla terrazza. Il collegamento con il piano superiore non avveniva grazie ad una porta a cui si accedeva tramite una scala volante. Dal terrazzo si poteva tenere contatto con le altre torri, attraverso i fani, segnalazioni ottiche con fuoco di notte e fumo di giorno o attraverso suoni realizzati con le conchiglie. Nel caso di lunghe distanze, spesso si utilizzavano uomini a cavallo che facevano la spola tra una torre e l’altra. Dalla sommità della torre di dentro si poteva facilmente comunicare con la torre dell’isolotto, opera di Camillo Camilliani – famoso per aver realizzato la fontana di Piazza Pretoria – oggi ormai quasi completamente distrutta. “La leggenda narra che la torre fu un carcere femminile”, ha spiegato Fabrizio Giuffrè, “in realtà è una torre che faceva parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia”.

torre carini
Torre del Baglio di Carini

Dopo Isola delle Femmine il gruppo ha fatto tappa a Carini, antico feudo dei La Grua Talamanca. Lungo il litorale, dove si dice fosse ubicata la mitica città di Hykkara (VII secolo a.c), è stato visitato il baglio dei pescatori, vigilato da una torre cinquecentesca di aspetto spavaldo e guerriero, munita di merli e caditoie, un tempo posta a guardia di una tonnara e di un esteso territorio, oggi corrispondente all’abitato di Villagrazia di Carini, dove sin dal XV secolo si coltivava la canna da zucchero, così come viene attestato dall’antico trappeto, al di sopra del complesso catacombale paleocristiano di Hykkara. A Carini si trova anche l’imponente torre Muzza, detta anche Torrazza, per via delle notevoli dimensioni, oggi ridotta a rudere, ma ancora riconoscibile nelle originarie volumetrie. Proseguendo verso l’aeroporto il gruppo ha visitato torre Pozzillo, a pianta quadrata, con una base tronco piramidale ed ampio terrazzo all’ultimo piano a dominio del golfo. Il percorso si è concluso a Terrasini, con la bellissima Torre di Capo Rama, all’interno dell’omonima riserva naturale orientata.

Questo evento è stata un’importante occasione per riscoprire alcuni tesori quasi dimenticati del nostro territorio. Purtroppo quasi tutte queste torri di avvistamento si trovano in stato di abbandono e alcune rischiano di sparire in pochi anni. Speriamo che queste manifestazioni contribuiscano ad accendere i riflettori su queste realtà, che potrebbero rappresentare, oltre che un’importantissima testimonianza storica, anche straordinarie mete turistiche.

 

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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