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Et in arcadia ego
Articolo a cura di Marta Cianciolo, video a cura di Emanuela Chinnici

“Et in Arcadia Ego. Uno studio sul caso Petrosino”: intervista al regista Rinaldo Clementi e ai giovani universitari della Leva teatrale Ersu (video)

“L’evento dello spettacolo teatrale su Joe Petrosino, è il primo passo di una scuola che l’ERSU ha voluto mettere in campo con l’obiettivo di valorizzare l’esperienza culturale degli studenti universitari dell’Ateneo palermitano. I ragazzi possono evolversi e migliorare non soltanto attraverso il percorso didattico universitario, ma anche percorrendo insieme strade diverse: il teatro è un momento formativo, oltre che culturale, di grande rilievo.

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Alberto Firenze

La storia di Petrosino, poi, che ha rappresentato un momento di riscatto per la nostra isola, rileva l’occasione di un percorso nuovo di crescita culturale. Percorso che intendiamo rappresentare anche fuori dalla Sicilia, in occasione del gemellaggio con la città di New York, città in cui Petrosino visse e si formò. Abbiamo già fatto richiesta all’Assessorato per il Turismo della Regione Siciliana, e speriamo di poter portare a termine il nostro proposito in occasione della commemorazione della morte del poliziotto il 12 Marzo.” A parlare è Alberto Firenze, presidente Ersu Palermo che ha voluto il progetto di una Leva teatrale universitaria.

La Leva teatrale dell’ERSU, diretta dal maestro Rinaldo Clementi, ha esordito il 20 Ottobre scorso al Teatro delle Marionette con la messa in scena di “Et in Arcadia Ego”, uno spettacolo tratto dai testi di Anna Maria Corradini.

Uno spettacolo che ha visto i giovani esordienti, tutti studenti universitari, fare rivivere la storia di un italiano emigrato all’estero poco più di un secolo scorso per diventare un funzionario di polizia che assumeva un ruolo di primo piano nella lotta alla criminalità organizzata.

Petrosino trovò la morte a Palermo durante una missione investigativa finalizzata a recidere i legami della “mano nera” americana con la mafia siciliana.

La piovosa sera del delitto, avvenuto 107 anni fa, il poliziotto italoamericano usciva dall’Hotel de France, oggi residenza universitaria gestita dall’Ersu, per andare incontro alla morte.

Dietro lo spettacolo sulla vita e la morte del poliziotto italoamericano Joe Petrosino , che a Palermo trovò la morte il 12 Marzo 1909, su ordine del boss Vito Cascio Ferro, vi è l’estro e la mente del regista Rinaldo Clementi. Nato a Roma nel 1973, la sua formazione artistica e teatrale avviene nella capitale. Trasferitosi a Palermo, viene coinvolto, all’inizio degli anni ’90, nella direzione di un laboratorio del quartiere di Palermo di San Giovanni Apostolo, centro di edilizia popolare nei pressi di Cruillas, per insegnare teatro ai ragazzi di una scuola media. Oggi lavora con i bambini nei quartieri poveri della città, o nei centri di salute mentale.

 

 

Lo spettacolo da lui ideato, dal titolo “Et in Arcadia Ego. Uno Studio sul caso Petrosino”, ci viene spiegato in questa breve intervista a Rinaldo Clementi.

Il titolo dello spettacolo richiama un significato particolare?

“Et in Arcadia Ego” (tradotto: “Anche Io in Arcadia”), si riferisce ad un luogo idilliaco al cui centro troviamo la violenza generatrice di morte, un luogo sinistro che si avvicina molto alla realtà in cui viviamo e che, allo stesso tempo, non trova tempo né spazio. L’obiettivo principale non è mitizzare un personaggio storico indubbiamente coraggioso, ma rendere “normale” un uomo che svolgeva il proprio lavoro. Non si parla di eroi, ma di società malata.

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Rinaldo Clementi

Come si struttura lo spettacolo?

Lo spettacolo ricalca una riflessione sulla violenza, sulla base dello scritto di Anna Maria Corradini  “L’Omicidio di Joe Petrosino. Misteri e rivelazioni”, riprendendo le suggestioni letterarie e artistiche non soltanto mie, ma anche e soprattutto dei ragazzi, alla loro prima esperienza teatrale. L’azione scenica si apre con l’immagine molto violenta di un atto di cannibalismo, per poi rifarsi ad immagini di altre opere, come Il Giardino dei Ciliegi, Il Giorno della Civetta, L’Iliade di Omero.

In che modo i ragazzi hanno risposto al lavoro proposto?

I ragazzi non sono professionisti, proprio in virtù di questo dal punto di vista umano arrivano diverse emozioni, impressioni del tutto nuove, molti stimoli del tutto nuovi, sulle quali è stato possibile lavorare in sinergia. Ogni gesto, ogni parola non detta, è stata da me raccolta, rielaborata e inserita nello spettacolo. 

Quanto è importante, al giorno d’oggi, educare alle emozioni attraverso il teatro?

E’ importante saper riconoscere l’emozione e saperne fare uso, il teatro serve a questo. L’emozione liberata, priva di ogni controllo, crea Menadi, seguaci dell’ebbrezza per eccellenza. Tutto questo è acuito dai Social, in cui le emozioni sono enfatizzate e divengono, in questo modo, prive di contenuti. Attraverso il teatro, invece, le emozioni vengono fuori “educate”, risolte e complete. In questo modo i ragazzi coinvolti nello spettacolo, hanno imparato anche l’ascolto e il rispetto tra loro. Quindi il teatro diventa anche scuola di vita.

 

L’opera, così arricchita nei suoi contenuti, non riguarda soltanto gli ultimi momenti della vita del poliziotto, ma diventa scuola educativa anche per lo stesso spettatore. E questo ne fa un momento didattico imperdibile.

 

Riguardo Marta Cianciolo

Marta Cianciolo
Studentessa al corso di studi in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo.

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