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Palermo sotterranea, alla scoperta dei misteri della catacomba di Casa Professa (VIDEO)

C’è una Palermo nascosta e segreta che solo in rare occasioni si lascia conoscere. Nell’ambito della “Settimana delle culture” è stato possibile andare allo scoperta di alcuni scorci di questa città recentemente dichiarata “Capitale della Cultura” per l’anno 2018. Uno di questi ci riporta indietro alla Palermo dell’epoca dell’imperatore Costantino.

Nei pressi del mercato di Ballarò, nella via che un tempo fu il letto del fiume Kemonia, a cento metri dalla residenza universitaria Santissima Nunziata, oggi si erge la biblioteca comunale di Casa Professa e, sotto di essa, nei suoi misteriosi locali ipogei, si trova la catacomba di San Michele Arcangelo. La sua funzione originaria era di luogo di sepoltura dei primi cristiani della città di Panormus, con cappelle, nicchie e tombe ancora visibili. Il complesso funerario, probabilmente coevo con quello di Porta d’Ossuna, è stato datato all’epoca bizantina tramite alcune iscrizioni in essa contenute ascrivibili al VI secolo d.C. Il nome di San Michele Arcangelo è dovuto al fatto che le strutture sotterranee si aprono nell’area dinanzi l’abside dell’omonima chiesa cinquecentesca. Sulle pareti si possono ammirare le tipiche strutture funerarie dei primi cristiani: loculi, arcosoli e cubicoli. Di eccezionale importanza storica è un ambiente sulle cui pareti sono stati scavati banconi e nicchie per il rituale funerario del refrigerium, il banchetto funebre per il defunto di derivazione pagana, adottato dai cattolici. La catacomba è scavata nel banco di calcarenite a ridosso del fiume Kemonia, le cui acque cristalline ancora oggi affiorano per capillarità in alcune camere e gallerie.

Lo studioso Morso, che nel 1718 visitò la catacomba con il sacrestano della chiesa, tramanda un curioso aneddoto. Racconta che nel XVI secolo il sacrestano profanò alcune bare con lo scopo di appropriarsi di denaro e oggetti preziosi. Non avendo però trovato niente, escogitò di dipingere un’immagine della Madonna per attirare i fedeli. Questi accorsero e donarono cospicue elemosine, con cui lui scappò. A causa della sua fuga, l’immagine da lui dipinta per far soldi cominciò realmente a lacrimare e il luogo divenne un importante centro di devozione.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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