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Vaccini e sistema immunitario: come funzionano?

Oggi il dibattito sui vaccini è diventato di grande attualità e, soprattutto per i non addetti ai lavori, il rischio è quello di inseguire luoghi comuni che non hanno in realtà alcun fondamento. Ma vediamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento a beneficio dei lettori di IoStudio. Per capire cosa sono i vaccini e quali gli effetti sul nostro organismo occorre partire dal sistema immunitario. Questo ha come funzione biologica la difesa da agenti infettivi e potenzialmente dannosi per la salute dell’organismo. Tutte le sostanze riconosciute dalle cellule del sistema immunitario sono definite “antigeni”, mentre gli “immunogeni” sono sostanze che oltre ad essere riconosciute riescono ad indurre anche una risposta immunitaria. Una prima definizione del sistema immunitario si deve a Frank Macfarlane Burnet e Peter Medawar, che ascrivono la sua funzione alla capacità di distinguere il self (molecole facenti parte dell’organismo) dal non-self (molecole estranee).

Ma dall’evidenza dell’esistenza di un non-self utile per la sopravvivenza dell’organismo stesso, come ad esempio il cibo o i batteri intestinali (microbioma), e di contro un self dannoso, come ad esempio le cellule tumorali, è nata la necessità di affinare tale definizione. Questo si deve a Polly Matzinger, che descrive il sistema immunitario come capace di distinguere tra ciò che è pericoloso e ciò che non lo è.

Nel contesto del sistema immunitario si distinguono l’immunità innata e l’immunità adattativa. La prima consiste in meccanismi di difesa preesistenti all’infezione, agisce velocemente, è aspecifica – ossia non distingue tra un microorganismo ed un altro – e non ha memoria, dunque a successivi incontri con lo stesso immunogeno risponderà sempre con la stessa efficienza. Le risposte dell’immunità adattativa sono invece delle risposte lente, specifiche e sono caratterizzate da memoria, saranno dunque sempre più efficienti ad ogni successivo incontro con lo stesso immunogeno.

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Immunobiology, 6/e. (©Garland Science, 2005)

Ma cos’è effettivamente un vaccino? Un vaccino è un farmaco costituito dalle componenti immunogeniche di batteri o virus, privati della loro carica patogena: queste dunque stimolano la risposta immunitaria e generano memoria senza causare la malattia. Questo incontro “sicuro” con alcune componenti del patogeno rende il sistema immunitario pronto a reagire efficacemente all’incontro col patogeno “vero”.

Si è definito il vaccino un “farmaco”. Pharmakon in greco è una parola con doppio significato: vuol dire sia cura che veleno. Questo ci riporta a quella che è la caratteristica peculiare di ogni farmaco: ai benefici si accompagnano inevitabilmente anche i cosiddetti “effetti collaterali“. Ci si chiede dunque: ne vale la pena?

Ad ognuno di noi è capitato di avere la febbre tanto alta da dover prendere un anti-piretico. Nonostante gli effetti collaterali lo prendiamo comunque: sappiamo infatti che temperature corporee al di sopra dei 44°C provocano danni cerebrali e in ultima analisi morte. Ci si pone adesso la stessa domanda per i vaccini: i benefici valgono i rischi degli effetti collaterali?

La risposta è sì. Per molte delle malattie causate da batteri o virus nei confronti dei quali ci si vaccina infatti non esistono cure (questo vale per la paralisi causata dal virus della poliomielite) o queste non risultano essere totalmente efficaci a causa della farmaco-resistenza sviluppata da alcuni ceppi di microrganismi (ad esempio per la meningite causata dal meningococco). Il morbillo stesso, il cui agente patogeno responsabile è il morbillivirus, può non fermarsi ad una semplice febbre e ad una reazione esantematica, ma causare superinfezioni batteriche. Queste causano 30-100 morti su 100 000 persone colpite. Infezioni morbillose hanno generalmente esito fatale in caso di una complicanza tardiva, la panencefalite sclerosante subacuta (PESS), che colpisce prevalentemente i bambini nella seconda infanzia e i giovani adolescenti.

E’ proprio il morbillo che in Italia, a causa del calo delle vaccinazioni, ha assunto da gennaio 2017 le fattezze di un’epidemia. L’istituto superiore della sanità riporta, nel periodo che va dall’inizio dell’anno al 30 maggio, di 2719 casi di morbillo, l’89% di questi riguarda soggetti non vaccinati, il 6% vaccinati con una sola dose.

Al 2015 la copertura vaccinale per il morbillo registrata in Italia è dell’85,3% (per la prima dose), mentre sarebbe necessaria una copertura del 95% (anche per la seconda dose) per determinare l’eradicazione del virus. Una tale percentuale di vaccinati infatti abbasserebbe vertiginosamente la probabilità che il virus trovi “terreno fertile” per riprodursi.

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Copertura vaccinale contro il morbillo, 2015

La situazione è critica anche in altri paesi dell’UE: come in Italia anche in Austria e in Germania sono in corso delle epidemie, mentre la Romania è stata definita un paese con trasmissione endemica del morbillo.

L’Ecdc (centro europeo per il controllo delle malattie) sottolinea come la vaccinazione sia l’unica misura di prevenzione per il morbillo e sottolinea l’importanza di portare avanti delle campagne di immunizzazione onde evitare che il fenomeno possa dilagare e diventare inarrestabile.

E se la questione dei vaccini fosse una speculazione per far guadagnare le case farmaceutiche? Per rispondere a questa domanda può essere utile analizzare alcuni dati. Il sistema sanitario nazionale per i vaccini (batterici e virali in associazione, anti-meningococco, anti-pneumococco, contro il morbillo e contro il papilloma virus) spende, pro-capite, 3,34 euro: in media 0,67 euro per singolo vaccino. Ne spende 53,47 per la classe di farmaci “antineoplastici e immunomodulatori”, 9,22 per quelli dell’apparato gastro-intestinale e del metabolismo. Come evidenzia bene Rino Rappuoli in uno studio pubblicato nel 2003 su Science il vaccino ha un basso costo economico ma un elevato impatto sociale. Per altri farmaci (quali ad esempio gli anticorpi monoclonali) vale l’esatto contrario.

Ma a cosa è dovuto questo calo di vaccinazioni? Nel 1998 un ex-medico britannico, Andrew Wakefield, pubblicòvaccino uno studio su The Lancet nel quale metteva in relazione il vaccino trivalente MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia) e l’autismo. Ma negli anni seguenti nessun altro gruppo di ricerca riuscì ad arrivare alle stesse conclusioni di Wakefield e i suoi stessi collaboratori lo rinnegarono. The Lancet nel 2004 lo ritirò: erano stati riportati soltanto i dati che confermavano le ipotesi di partenza. Un’indagine giornalistica portata avanti da Brian Deer del Sunday Times portò alla luce i retroscena dello studio. L’accusa era che l’ex-medico era stato pagato per alterare i risultati, che sarebbero poi stati utilizzati come prova in alcune cause giudiziarie intentate da un avvocato – rappresentante di famiglie di bambini autistici – contro le case farmaceutiche produttrici di vaccini, al fine di ottenere un risarcimento miliardario. Ma non è tutto. Nel 1997 Wakefield stesso aveva depositato il brevetto per un sistema di vaccini “alternativo” al trivalente. Il General Medical Council Council accertò in seguito che, senza alcuna necessità, i bambini autistici coinvolti nello studio erano stati sottoposti a punture lombari e altre procedure mediche invasive non necessarie, quali delle colonscopie. Tutto ciò senza la necessaria approvazione etica da parte di un comitato di controllo istituzionale. Nel 2010 Wakefield è stato radiato dal Medical Register e da allora non può più esercitare la professione medica nel Regno Unito.

Brevetto vaccino alternativo al trivalente
Brevetto depositato da Wakefield nel 1997

Le conseguenze di questo studio poi considerato fraudolento però sono ancora presenti, oggi più che mai. Sono epidemie infettive e disinformazione. Proprio contro queste ultime ognuno di noi, nel suo piccolo, può combattere mantenendo un atteggiamento critico verso ognuna delle informazioni in cui si imbatte.

Fonti: [1] http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/bollettino/Measles_WeeklyReport_N10.pdf ; [2] http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/morbillo.asp ; [3] http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMed_gennaio_settembre_2016_versacc.pdf .

Si ringrazia il professore Francesco Dieli (professore ordinario di Immunologia, Università degli Studi di Palermo) per la sua preziosa collaborazione.

(articolo redatto con informazioni disponibili al 5 giugno 2017)

Riguardo Maria Francesca Saija

Maria Francesca Saija
Studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia nell'ateneo di Palermo, classe '95.

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